Il Blu degli Imperatori, a Pompei scoperto il costo “d’oro” dell’affresco regale
La ricerca ha adottato una caratterizzazione multi-scala del pigmento
Il celebre sacramento blu di Regio IX,10 a Pompei torna sotto i riflettori grazie a uno studio pubblicato su npj Heritage Science. Il team, composto da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), del Parco Archeologico di Pompei e dell’Università degli Studi del Sannio, ha analizzato in dettaglio il pigmento blu che un tempo ricopriva le pareti della stanza, noto agli antichi romani come caeruleum, il celebre blu egizio.
Analisi scientifiche all’avanguardia
La ricerca ha adottato una caratterizzazione multi-scala del pigmento, combinando tecniche non distruttive e microdistruttive, dall’analisi atomica fino all’osservazione macroscopica. Questo approccio ha permesso di quantificare con precisione la quantità di colore applicata attraverso la tecnica dell’affresco, fornendo una stima sorprendente del costo economico dei pigmenti nell’antica Pompei.
Un pigmento da “ricchi”
I risultati mostrano che il blu egizio utilizzato nelle decorazioni aveva un prezzo elevatissimo: i soli pigmenti cerulei arrivavano a costare dal 50% al 90% dello stipendio di un legionario romano. Una cifra che rende chiaro quanto le scelte cromatiche fossero anche un segno di prestigio sociale e potere economico, oltre che un elemento estetico e simbolico.
Tra arte, simbolismo e pragmatismo
Lo studio sottolinea l’importanza di un approccio diagnostico integrato per comprendere il mondo antico. Non si tratta solo di ricostruire i colori e i motivi decorativi, ma anche di interpretarne il valore simbolico, sociale ed economico, ricordando quanto gli affreschi fossero investimenti importanti e consapevoli da parte dei committenti romani.
Questo lavoro apre la strada a ulteriori indagini sui pigmenti e sull’economia della decorazione pittorica nell’antichità, con uno sguardo attento sia alla scienza dei materiali sia alle dinamiche della vita quotidiana a Pompei.