Napolitano Store verso il processo a Nola per evasione da 5,7 milioni
L'eventuale processo dovrà stabilire se le contestazioni formulate dalla Procura siano fondate e se il meccanismo descritto dagli investigatori corrisponda effettivamente a quanto accaduto
Una semplice espressione utilizzata durante una telefonata sarebbe diventata, secondo gli investigatori, uno degli elementi dell’inchiesta sul commercio irregolare che coinvolge Angelo Napolitano, imprenditore napoletano diventato popolare sui social grazie ai video dedicati alla vendita di smartphone, prodotti di elettronica ed elettrodomestici.Nel linguaggio utilizzato nelle conversazioni telefoniche, sempre secondo la ricostruzione della Procura, «una maglietta dell’Avellino» corrispondeva a cento euro. Un modo apparentemente innocuo per parlare di denaro che, agli occhi degli inquirenti, sarebbe stato invece un riferimento utilizzato per concordare pagamenti in contanti e ottenere prezzi particolarmente convenienti sulla merce acquistata.Il presunto sistema è ora confluito negli atti dell'inchiesta giudiziaria che vede Napolitano indagato per due distinte ipotesi di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, contestate in relazione al suo ruolo di legale rappresentante della Am Distribution srl, società con sede a Casalnuovo di Napoli attiva nel commercio all’ingrosso di telefoni cellulari, dispositivi elettronici ed elettrodomestici.Fissata l’udienza preliminareIl procedimento si avvia verso una nuova fase. Il gip del Tribunale di Nola, Gemma Sicoli, ha infatti firmato il decreto con cui viene fissata l’udienza preliminare nei confronti dell’imprenditore, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pubblici ministeri Francesco Riccio e Anna Musso.L'eventuale processo dovrà stabilire se le contestazioni formulate dalla Procura siano fondate e se il meccanismo descritto dagli investigatori corrisponda effettivamente a quanto accaduto nella gestione delle vendite della società.Napolitano, nel frattempo, ha continuato la propria attività imprenditoriale anche al di fuori dell’Italia. Da qualche tempo, infatti, la sua presenza sui social è accompagnata dalla promozione di nuovi progetti e affari legati a Sharm el-Sheikh, in Egitto.La sua notorietà era cresciuta rapidamente soprattutto attraverso TikTok, dove i video del suo negozio e le offerte su prodotti molto richiesti, in particolare gli iPhone, avevano attirato un pubblico numeroso.Dalle offerte sui social all’inchiestaL’ascesa di Napolitano da commerciante a personaggio riconoscibile del mondo dei social era stata raccontata anche in una lunga ricostruzione giornalistica realizzata da “Confidential”, trasmissione d’inchiesta di Fanpage, pubblicata nel luglio scorso su YouTube.Dietro la comunicazione commerciale e le promozioni proposte ai clienti, secondo quanto ipotizzato dalla Procura, si sarebbe però sviluppato un sistema di vendite caratterizzato da operazioni non completamente registrate.Il cuore dell’indagine riguarda proprio il presunto meccanismo attraverso il quale, secondo l’accusa, sarebbero state occultate parte delle vendite effettuate dalla società.Il presunto sistema del reverse chargeLa ricostruzione investigativa parte dal cosiddetto reverse charge, ovvero il meccanismo dell’inversione contabile previsto dalla normativa fiscale in determinate operazioni commerciali.Secondo gli inquirenti, questo strumento sarebbe stato utilizzato all’interno di un sistema più ampio che avrebbe consentito di mascherare ingenti quantitativi di merce venduta senza la corrispondente registrazione fiscale.La merce, stando alla contestazione, sarebbe stata successivamente proposta ai clienti finali a prezzi particolarmente bassi, diventando così molto appetibile per chi era alla ricerca di smartphone, dispositivi elettronici ed elettrodomestici a costi inferiori rispetto a quelli normalmente praticati sul mercato.La condizione, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stata il pagamento in contanti.Al cliente, sempre secondo la ricostruzione della Procura, non sarebbe stato consegnato un normale documento fiscale relativo alla vendita. Al suo posto sarebbe stata prodotta una ricevuta generata dal software gestionale interno dell’attività, ma priva di valore fiscale.Per gli investigatori, quel documento avrebbe avuto una funzione precisa: consentire di movimentare e giustificare l'uscita dei prodotti dal magazzino senza che il relativo incasso risultasse nelle registrazioni ufficiali della società.È proprio questo presunto meccanismo che rappresenta uno degli aspetti centrali dell'inchiesta.Milioni di euro al centro della contestazioneLe cifre indicate dagli inquirenti sono particolarmente rilevanti.Secondo la Procura, il sistema contestato avrebbe prodotto un mancato versamento dell’Iva a debito quantificato in circa 1,7 milioni di euro per il periodo d’imposta 2023.Per l’anno successivo, il valore contestato sarebbe salito ulteriormente, raggiungendo circa 3,9 milioni di euro.Nel complesso, dunque, la somma indicata dagli investigatori arriverebbe a circa 5,7 milioni di euro in due anni.Si tratta, naturalmente, di cifre contenute nella contestazione dell’accusa e che dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.Due sequestri nell’ambito della stessa indagineL'inchiesta aveva già prodotto conseguenze patrimoniali nei confronti dell'imprenditore.A Napolitano sono stati notificati infatti due distinti provvedimenti di sequestro, entrambi collegati allo stesso filone investigativo. Il primo risale al settembre 2025, mentre il secondo è stato eseguito nel gennaio 2026.I provvedimenti si inseriscono nell'attività investigativa condotta per verificare la presunta evasione fiscale e ricostruire i flussi economici legati alle operazioni commerciali finite sotto esame.Ora il procedimento entra nella fase dell'udienza preliminare, durante la quale sarà valutata la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura.La difesa: nessun rito alternativoA rappresentare l’imprenditore sono gli avvocati Rocco Maria Spina e Teodoro Reppucci.La difesa avrebbe già delineato la propria strategia processuale, anticipando, come riportato dal quotidiano Il Roma, l’intenzione di non ricorrere a riti alternativi.L'obiettivo sarebbe quello di affrontare il dibattimento e contestare nel merito la ricostruzione proposta dalla pubblica accusa, analizzando uno per uno gli elementi sui quali si fondano le contestazioni.Il confronto tra accusa e difesa si concentrerà quindi sulla reale natura delle operazioni commerciali finite nell'inchiesta, sulla documentazione fiscale, sull'utilizzo del reverse charge e sulla destinazione dei pagamenti effettuati dai clienti.A essere decisivi saranno gli elementi raccolti durante le indagini, la documentazione contabile e fiscale acquisita e ogni altro dato che potrà essere valutato nel corso del procedimento.Per Napolitano, dunque, la vicenda giudiziaria si apre ora a una fase particolarmente delicata. L’udienza preliminare rappresenterà il prossimo passaggio del procedimento, mentre eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.Nel frattempo, resta agli atti dell’inchiesta anche quel particolare linguaggio utilizzato nelle conversazioni: «una maglietta dell’Avellino» per indicare, secondo gli investigatori, cento euro. Una formula apparentemente banale che, nella ricostruzione accusatoria, sarebbe diventata una delle chiavi per interpretare il presunto sistema di pagamenti in contanti e vendite non contabilizzate.