Ucciso il boss Afeltra, era libero da poco

I primi elementi raccolti sul posto parlano di almeno quattro colpi d'arma da fuoco

A cura di Redazione
31 agosto 2026 06:00
Ucciso il boss Afeltra, era libero da poco -
Condividi

Un agguato studiato nei dettagli, in un tratto di strada isolato e difficile da raggiungere, dove la vegetazione e la conformazione della montagna possono diventare un alleato perfetto per chi vuole tendere un’imboscata. È qui che è stato ucciso Raffaele Afeltra, 69 anni, conosciuto negli ambienti criminali dei Monti Lattari con il soprannome di “’o Burraccion”.L'uomo stava raggiungendo la propria proprietà a bordo di una Fiat Panda, percorrendo una stradina stretta e scoscesa tra Gragnano e Pimonte. Una strada che Afeltra conosceva bene e che, proprio per le sue caratteristiche, potrebbe essere stata scelta dagli assassini per preparare l'agguato.Secondo una prima ricostruzione, gli attentatori si sarebbero appostati oltre una curva, nascosti dalla vegetazione. Avrebbero atteso il passaggio dell'auto e, quando la Panda è comparsa lungo il tratto di strada, sarebbero usciti dal loro nascondiglio aprendo il fuoco.Quattro colpi contro l'autoI primi elementi raccolti sul posto parlano di almeno quattro colpi d'arma da fuoco. Saranno però gli accertamenti balistici a stabilire con precisione quanti proiettili siano stati esplosi, quale arma sia stata utilizzata e soprattutto da quale posizione abbiano sparato gli assassini.Afeltra sarebbe stato colpito mentre si trovava ancora al volante. L'agguato sarebbe stato rapidissimo, tanto da non lasciargli la possibilità di reagire o di allontanarsi dalla zona.La dinamica appare quindi quella di un'azione pianificata, con gli autori che avrebbero sfruttato la conoscenza del territorio e le caratteristiche della strada per sorprendere la vittima.L'allarme è scattato poco dopo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e gli investigatori impegnati nelle attività coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. L'area è stata sottoposta agli accertamenti necessari per individuare eventuali tracce, bossoli e altri elementi utili alle indagini.Il movente resta ancora da chiarireUno dei principali interrogativi degli investigatori riguarda ora il movente dell'omicidio. Al momento non viene esclusa alcuna ipotesi e sarà fondamentale ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore di vita di Afeltra.Gli inquirenti dovranno capire con chi avesse avuto contatti, quali fossero i suoi rapporti sul territorio e se negli ultimi tempi fossero emerse tensioni o contrasti in grado di spiegare un delitto così violento.L'ipotesi di un agguato di matrice criminale viene naturalmente valutata anche alla luce del passato della vittima, il cui nome è rimasto per decenni nelle inchieste sulla criminalità organizzata dell'area stabiese e dei Monti Lattari.Quarant'anni di vicende giudiziarieRaffaele Afeltra era infatti una figura conosciuta agli investigatori. Il suo nome aveva attraversato diverse stagioni della criminalità organizzata locale, in un territorio segnato negli anni da conflitti tra gruppi e da una lunga scia di omicidi.Dopo una precedente condanna definitiva per associazione mafiosa, Afeltra era tornato libero nel 2014. Ma la sua storia giudiziaria non si era conclusa.Nel dicembre del 2018 il suo nome era finito nuovamente al centro dell'inchiesta “Olimpo”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. L'operazione aveva acceso i riflettori sui rapporti e sulle presunte pressioni esercitate dai gruppi criminali nei confronti di imprenditori e commercianti dell'area stabiese e dei Monti Lattari.Afeltra riuscì inizialmente a sottrarsi alla cattura. La sua latitanza durò circa tre mesi, fino al marzo del 2019, quando decise di costituirsi presentandosi nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena.La sua posizione nell'ambito dell'inchiesta era legata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a contestazioni di estorsione aggravata dal metodo mafioso.Gli interessi sul territorioNelle diverse attività investigative il nome di Afeltra era comparso anche in relazione a interessi economici, edilizi e imprenditoriali che riguardavano diversi comuni dell'area dei Lattari e della zona stabiese.Le indagini avevano evidenziato, secondo gli inquirenti, l'esistenza di una rete di rapporti e condizionamenti che avrebbe interessato attività commerciali e imprenditoriali del territorio.Dopo la condanna e la permanenza in carcere, Afeltra era tornato nuovamente libero.Ora il suo passato torna inevitabilmente al centro dell'inchiesta sull'omicidio.La caccia agli assassiniIl punto di partenza per gli investigatori sarà la scena del delitto. La posizione dell'auto, la traiettoria dei proiettili, i bossoli eventualmente recuperati e le tracce lasciate lungo la strada potrebbero consentire di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell'agguato.Saranno inoltre analizzati i sistemi di videosorveglianza presenti nelle aree di accesso alla zona e saranno raccolte le testimonianze di chi potrebbe aver notato movimenti sospetti prima o dopo l'omicidio.Gli investigatori dovranno soprattutto verificare se l'uomo fosse seguito e se gli assassini conoscessero già le sue abitudini. La scelta di un tratto così isolato potrebbe infatti indicare una conoscenza precisa dei suoi spostamenti.L'omicidio riaccende così i riflettori sulla criminalità dei Monti Lattari. Un territorio dove vecchi equilibri, interessi economici e rapporti tra gruppi criminali sono da tempo oggetto di attenzione da parte degli investigatori.Per ora restano molti interrogativi. Chi ha deciso di eliminare Raffaele Afeltra? E soprattutto, perché proprio adesso?Le risposte dovranno arrivare dall'analisi della scena del delitto e dalla ricostruzione della rete di rapporti della vittima. Gli investigatori della Dda e i carabinieri stanno lavorando per dare un volto agli autori dell'agguato e comprendere quale sia stata la ragione di un omicidio che, per modalità e luogo, appare tutt'altro che casuale.

Segui il Fatto Vesuviano