Emilio Lavoretano, attualmente detenuto per l’omicidio della moglie Katia Tondi, ha reso una testimonianza scioccante durante il processo per i pestaggi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2022. L’uomo, parte civile nel procedimento, ha raccontato di essere picchiato con un manganello sulla schiena nonostante indossasse un busto e di essere preso a schiaffi da un agente. Il processo in corso davanti alla Corte d’Assise coinvolge 105 persone, tra cui agenti, funzionari del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) e medici dell’Asl (Azienda Sanitaria Locale). Lavoretano ha dichiarato di non aver riconosciuto gli agenti che sono entrati nella sua cella il 6 aprile, in quanto avevano il volto coperto da caschi e bandane.

Durante la sua testimonianza, Lavoretano ha affermato: “Il carcere fu preso da agenti esterni che non conoscevamo, ci dissero che erano di Secondigliano. Anche nei giorni successivi ai fatti, quelli in servizio in carcere sembravano inermi, non potevano fare nulla. Tra l’altro ci fu qualcuno che provò anche a darci dei consigli su cosa fare”.

Le accuse di Lavoretano gettano luce su una situazione di violenza e abusi all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Le indagini stanno cercando di fare chiarezza sulla responsabilità di ciascun coinvolto e sulle circostanze esatte dei pestaggi avvenuti in quella data.

Il pubblico ministero Alessandra Pinto sta guidando l’accusa, cercando di far emergere la verità dietro agli eventi drammatici che si sono verificati in quella giornata nel carcere. Il processo continua, e la testimonianza di Lavoretano solleva interrogativi sulla gestione della sicurezza all’interno dell’istituzione penitenziaria e sulla responsabilità delle autorità preposte nel garantire la protezione e l’incolumità dei detenuti.