L’hanno già ribattezzata la norma «spazzadivani». Un comma uscito dal cilindro degli emendamenti al decreto aiuti approvati nella notte, piena di tensioni, alla Camera. Votato da tutti, anche Pd e Iv, tranne che dal Movimento Cinque Stelle. Di fatto è una stretta sui percettori del Reddito di cittadinanza. Funzionerà così: se un datore di lavoro privato chiama a colloquio un “sussidiato” e gli offre un’occupazione, questa offerta sarà considerata alla stregua di quella fatta dal Centro per l’impiego. Che significa? Che il percettore del Reddito potrà dire di no soltanto a due di queste offerte, poi o accetta o perde il sussidio. Non è una novità da poco. Fino ad oggi di revoche del Reddito di cittadinanza per aver rifiutato più di due offerte congrue non ce ne sono state.

Un po’ perché i Centri per l’impiego di lavori ne hanno offerti pochi. Un po’ perché il meccanismo di comunicazione tra le Regioni, che sono “proprietarie” degli uffici di collocamento, e l’Inps che eroga il Reddito, non ha funzionato. L’emendamento approvato alla Camera, di fatto, accorcia questa catena. Sarà l’imprenditore che vuole assumere il lavoratore a dover comunicare l’eventuale rifiuto. Una svolta soprattutto per il settore del turismo. Non più tardi di ieri, il ministro Massimo Garavaglia ha ricordato a margine del Global Youth Turism Summit a Sorrento, come «la carenza del personale sia un grave problema del turismo e in molti casi stia limitando l’offerta».