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Ragazza napoletana rifiuta 280 euro al mese per 10 ore al giorno e denuncia tutto

Dal lunedì al sabato in negozio per 10 ore al giorno, circa 60 ore a settimana per uno stipendio di 280 euro al mese. È la folle proposta di lavoro che una ragazza di 22 anni di Napoli ha denunciato su TikTok, pubblicando la conversazione con la titolare del negozio che, di fronte al rifiuto della giovane ha anche risposto: «Voi giovani non avete voglia di lavorare».

La giovane di Napoli aveva risposto a un annuncio sui social per un lavoro da commessa. Dopo essere stata contatta in chat, alla giovane è stato chiesto se avesse già esperienze lavorative alle spalle e se fosse automunita. I problemi però sono arrivati quando ha chiesto orari e retribuzione del lavoro. Secondo la richiesta della titolare del negozio, la ragazza avrebbe dovuto lavorare per 10 ore al giorno, sei giorni a settimana per un totale di oltre 60 ore settimanali. Gli orari erano dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 e dalle 15 alle 20.30. Il sabato invece l’orario era continuato dalle 9 alle 20.30. Lo stipendio? 70 euro a settimana, 280 euro al mese, poco più di un euro all’ora.

La continuazione

Dopo aver scoperto orari e retribuzione, la giovane 22enne ha risposto che non era interessata e si è sentita rispondere: «Voi giovani d’oggi non avete voglia di lavorare». Così la ragazza ha risposto che gli orari non erano compatibili con la retribuzione, facendo notare che il sabato si tratterebbe di 13 ore lavorative. Di tutta risposta, la titolare ha ribattuto senza scomporsi: «Il sabato abbiamo più clienti, volevi anche che gli orari fossero come nel resto della settimana?».

La ragazza ha denunciato tutto su Tik Tok spiegando la situazione, dicendo che con quello stipendio il lavoratore non riuscirebbe neanche a pagarsi la benzina o il pranzo. Ha detto di aver già lavorato come commessa in passato per 200 euro a settimana, ma niente a che vedere con l’attuale proposta: «Non questa miseria».  E conclude: «Non è vero che i giovani non hanno voglia di lavorare, siete voi che non ci fate lavorare».

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