Due bambini con epatite acuta, di eziologia ignota, sono stati ricoverati all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Uno ha 11 anni e una bambina ha 6 anni: il primo ha avuto la necessità di un trapianto. I casi di epatite acuta a eziologia ignota non sono nuovi e anche a Bergamo se ne affrontano diversi ogni anno. Contiua a preoccupare la malattia anche dopo l’intervento di oggi del Ministero della Salute. Ne ha escluso la connessione con la vaccinazione e con il Covid. Si ipotizza, invece, che possa essere un’adenovirus.

In tutta Italia la situazione è sotto stretto monitoraggio. Proprio due giorni fa la Sigenp, Società italiana, gastroenterologia patologia e nutrizione pediatrica – area fegato pancreas (di cui è coordinatore Angelo Di Giorgio, pediatra epatologo del Centro epatologia e trapianti pediatrici dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo) ha lanciato uno studio finalizzato a fotografare la situazione italiana in merito ai casi di epatite acuta. L’obiettivo è quello di capire quanti sono i casi in questo momento in trattamento in tutta Italia, se siano maggiori rispetto agli anni passati o se addirittura si stia verificando un incremento anomalo.

Per il virologo Andrea Crisanti «è molto prematuro esprimersi» sulle epatiti acute di origine sconosciuta nei bambini, su cui stanno indagando le autorità sanitarie in Europa e Usa dopo picchi di segnalazioni in particolare in alcuni Paesi (per esempio in Uk). La soluzione? Da cercare «indagando su una possibile ragione immunitaria», qualcosa che ha a che fare con l’immunità dei bambini.