L’hanno già denominata “operazione termostato”. Servirà a ridurre i consumi energetici del Paese in un momento in cui stiamo disperatamente cercando fonti di approvvigionamento alternative a quelle russe. Quelle che finora ci avevano fornito una parte rilevante del nostro fabbisogno. Ma nonostante i “tour africani” del governo alla ricerca di nuovi contratti, una cosa è certa. A breve non riusciremo a compensare completamente il taglio al gas russo. Nasce così l’operazione termostato (come anticipato dal Messaggero) che fissa limiti ai gradi di raffreddamento negli uffici ministeriali, enti locali e scuole a partire dal prossimo primo maggio.

La temperatura dei condizionatori non potrà essere inferiore a 27 gradi. Con un margine di tolleranza di due gradi, quindi il termostato non potrà segnare meno di 25 gradi. È bene quindi che impiegati e dirigenti (non c’è differenza tra ruoli e responsabilità), insegnanti e studenti, si rassegnino ed eventualmente si attrezzino con bottigliette d’acqua gelata da passare sulla fronte, ventagli e abiti chiari per affrontare la prossima estate in ufficio.

Il Decreto

A introdurre la stretta un emendamento al decreto bollette che in pratica cala a terra quel «preferite la pace o i condizionatori» lanciato dal premier Mario Draghi. Ma i sacrifici non saranno limitati all’estate. Le norme valgono fino al 31 marzo del 2023 e per i mesi più freddi prevedono che la media ponderata della temperatura negli uffici della Pubblica amministrazione non dovrà superare i 19 gradi. Finora il limite era fissato a 20 gradi. Previsti anche in questo caso due gradi di tolleranza. Perciò da novembre in poi la temperatura rilevata nei locali potrà arrivare al massimo a 21 gradi. Insomma, avremo 3 milioni di statali con la camicia madida di sudore in estate e con la sciarpa intorno al collo in ufficio nei mesi freddi.