«Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?». La domanda del premier italiano Mario Draghi posta ieri in conferenza stampa, riporta l’attenzione sulla questione centrale nel dibattito pubblico sulla guerra. A cosa siamo disposti a rinunciare per aiutare il popolo ucraino? Perché la pace, ormai è chiaro, ha un costo. Secondo un sondaggio dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) realizzato da Ipsos, quasi nove italiani su dieci sono disposti a ridurre il consumo energetico personale e famigliare. Pur di contribuire alle sanzioni contro la Russia.

«Si tratta di un numero molto elevato, e in qualche modo sorprendente – si legge -. D’altronde, visto il forte aumento delle bollette di luce e gas, già più che raddoppiate rispetto all’anno scorso, è probabile che alcuni di loro stiano già oggi adottando strategie di riduzione dei consumi». Importante anche la risposta sul nucleare. Più di un italiano su due ha affermato di essere disposto ad accettare che l’Italia torni ad investire sul nucleare. «Si tratterebbe di un forte cambiamento rispetto solo a gennaio scorso, quando una rilevazione Swg evidenziava come la quota di italiani favorevoli a riconsiderare la possibilità di utilizzare il nucleare fosse ferma al solo 33%», si legge ancora. Quasi sei italiani su dieci (59%) si dice invece disposto ad accettare l’utilizzo di ulteriori centrali a carbone.