Lo scrittore napoletano Roberto Saviano, ospite durante la terza puntata di Sanremo, in occasione del trentesimo anno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio presenta, su uno dei palchi più importanti d’Italia, un monologo per commemorare i due eroi che hanno fatto la storia al contrasto della criminalità organizzata: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Saviano vuole ricordare a tutti noi uomini con coscienza che non bisogna dimenticare, non può esserci indifferenza davanti alla “mano nemica”, la mafia. L’indifferenza è l’epitome del male, bisogna prendere posizione. La neutralità aiuta l’oppressore e mai la vittima. Il silenzio incoraggia il tormentatore, mai il tormentato.

Nelle parole di Saviano traspare la grandezza dei due magistrati, capaci di proporre, all’Italia del tempo, un’alternativa ad un mondo dove la mafia era routine e sinonimo di normalità e le loro azioni hanno portato molte persone a capire che era possibile, tramite il diritto, fare scelte coraggiose.

Il loro modo di adoperare ha lanciato un grido di speranza a tutti coloro che volevano una vita diversa, a tutti coloro che non volevano far parte di quel mondo “abitato” da violenze, soprusi, prepotenze ed ingiustizie, a chiunque volesse una rinascita, una nuova vita.

Lo scrittore ci racconta la storia di Rita Atria una ragazzina di appena 17 anni, figlia di un boss mafioso, che ha deciso di riporre fiducia nelle parole del magistrato Borsellino. Una vita buia, che richiedeva un continuo nascondersi da quel “vortice” opprimente di miserabilità. Questo atto di coraggio e di rivolta dura ben poco per Rita che decise di togliersi la vita una settimana dopo la strage in Via D’Amelio. La mafia ancora una volta le aveva strappato la speranza di rinascere, la mafia le aveva ucciso il suo punto cardine di questa “nuova vita”, la mafia ancora una volta aveva vinto.

La loro storia, fa parte della nostra memoria collettiva e per tutti noi, oggi, sono simbolo di temerarietà; lo scrittore, però, sostiene che quanto è avvenuto nei confronti dei due magistrati, è stato un vero e proprio oltraggio al coraggio, al vivere civile ed alla forza gagliarda presente nelle figure degli uomini al servizio dello Stato.

La perdita morale e civile dei due magistrati assieme agli uomini e le donne delle loro rispettive scorte, ha segnato profondamente una crepa all’interno dell’intero paese. Dietro la loro uniforme, si celavano: fratelli, sorelle, mariti, padri, figli e per tutti noi deve essere un dovere ricordare ognuno di loro.

Saviano inizia il suo discorso partendo proprio dal ricordo: “Stasera siamo qui a ricordare, ma ricordare non è un atto passivo: la parola ricordare viene da re-cordari, rimettere nel cuore, riportare al cuore, perché per gli antichi era il cuore la sede della memoria. Ricordando Falcone e Borsellino, non stiamo semplicemente provando nostalgia: riportare al cuore significa rimetterli in vita sentendoli battere in noi, nel profondo.”

Seppur sembra che la mafia ancora una volta abbia prevalso, non è così, la nostra più grande vittoria è continuare a far vivere il ricordo di questi eroi. I nostri eroi.