Muoveva spesso le mani, le agitava davanti al volto. Poi aveva “un ritardo nell’apprendimento. Cosi’ ho cercato e ho capito che quell’atteggiamento poteva essere autismo”. E non voleva soffrire ancora, come lei stessa spiega, la donna che ha ucciso il figlio gettandolo in mare a Torre del Greco (Napoli). Lo fa al gip che ha convalidato il fermo disposto dalla procura di Torre Annunziata per omicidio volontario.  “Ho notato in Francesco un certo ritardo nel linguaggio e piu’ in generale problemi di apprendimento, era solito fare movimenti ripetuti con le mani agitandole dinanzi al volto e in particolare agitando le dita. Poi consultando il motore di ricerca Google ho iniziato a ricondurre questo suo moto di fare a una forma di autismo e ho temuto che mio figlio vivesse quanto vissuto da mia madre, che soffre di disturbi schizofrenici da quando era giovane”, ha detto nel suo interrogatorio durato piu’ di due ore al magistrato.

Un delitto che e’ maturato in una situazione familiare difficile, con rapporti tra marito e moglie deteriorati da tempo e una situazione economica molto complicata. “Dormiamo in stanze separata e dei figli non si cura”, ha spiegato la donna ricordando che ci sono stati momenti in cui “odiava” il bambino. Ma per il gip la donna “e’ incline alla menzogna, alla scaltrezza cosi’ come quando e’ stata soccorsa in mare, inventando la storia della rapina”.