Tra leggenda e Santi: il Gesù Nuovo e San Giuseppe Moscati

Immersi tra pittura e scultura barocca, ci troviamo all’interno di uno degli edifici più vasti e importanti della città di Napoli, la chiesa del Gesù Nuovo; detta anche della Trinità Maggiore.

La chiesa è sita in Piazza del Gesù Nuovo e all’interno vi sono poste le reliquie di Giuseppe Moscati.

In quell’area inizialmente si ergeva Palazzo Sanseverino per espresso volere del principe di Salerno Roberto Sanseverino. L’edificio, passato di eredità in eredità, durante l’epoca di Ferrante Sanseverino e di sua moglie Isabella Villamarina era rinomato per la bellezza dei suoi interni, il meraviglioso giardino e le sale affrescate; nonché un punto di riferimento per la cultura napoletana rinascimentale e barocca. I beni della famiglia Sanseverino, dopo varie peripezie, furono confiscati e venduti ai gesuiti; quest’ultimi riadattarono il palazzo a chiesa. I gesuiti incaricarono i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi, per la ristrutturazione dell’edificio. I due sventrarono completamente il maestoso palazzo, salvandone solo la facciata a bugne ed il portale marmoreo rinascimentale. La nuova chiesa, sin da subito, venne nominata “del Gesù Nuovo” per essere distinta da quella già esistente, divenuta per l’occasione “del Gesù Vecchio”.

Tra 1629 e il 1634 si avviarono i lavori e venne eretta la prima cupola, ma nel 1639 a causa di un incendio, la chiesa venne sottoposta al restauro. Nel 1688 un terremoto causò il crollo della cupola ed il danneggiamento degli interni, così qualche anno dopo si procedette ai lavori di ricostruzione e completamento della chiesa; inoltre l’originale portale marmoreo venne arricchito da due colonne laterali, un frontone spezzato, quattro angeli e lo stemma della compagnia di Gesù.

Altre calamità vennero attratte in quell’area. I gesuiti furono banditi per diverso tempo dal regno di Napoli, così la chiesa passò ai francescani riformati e a causa di un secondo crollo della cupola, quest’ultima venne totalmente abbattuta e in seguito sostituita con una falsa cupola a calotta, mentre la chiesa rimase chiusa per circa trent’anni.

Nel 1900 i gesuiti poterono rientrare definitivamente, ma durante la seconda guerra mondiale, la chiesa subì gravi danni a causa di alcuni attacchi aerei. Durante un bombardamento, una bomba cadde proprio sul soffitto della navata centrale ma miracolosamente rimase inesplosa. Oggi la bomba è esposta nei locali dedicati a San Giuseppe Moscati, adiacenti alla navata destra della chiesa.

Si tramandano molte storie riguardanti questo edificio e quella più rinomata, sicuramente, è la leggenda che gira attorno alla facciata dell’originario palazzo Sanseverino.

Come già detto inizialmente, la facciata esterna era caratterizzata da particolari bugne, una sorta di piccole piramidi sporgenti verso l’esterno; queste presentano degli strani segni, incisi dai “tagliapietra” napoletani, che tradizionalmente sono interpretati come caratterizzanti le diverse squadre di lavoro in cui essi erano suddivisi, ma questi strani simboli fecero nascere la leggenda.

Nel Rinascimento si credeva che a Napoli esistevano dei maestri della pietra in grado di caricarla di energia positiva per tenere lontano quelle negative. Si narra che chi fece edificare il palazzo, dunque si presuppone Roberto Sanseverino, si servì in fase di costruzione del palazzo di maestri pipernieri che avevano anche conoscenze di segreti esoterici. Secondo la leggenda, i segni misteriosi incisi sulle piramidi avevano a che fare con queste teorie alchemiche; essi avrebbero dovuto incanalare tutte le forze positive dall’esterno verso l’interno della struttura, ma per mancanza di abilità dei costruttori queste pietre non furono posizionate correttamente per cui l’effetto ottenuto fu l’opposto: tutte le energie positive venivano trasportate dall’interno verso l’esterno dell’edificio, attirando così ogni tipo di sciagura sul luogo. Tutte le sventure avvenute nel corso dei secoli, vennero attribuite a questa credenza.

Nonostante le varie disgrazie, rimarrà uno degli edifici più belli della città, con una storia non indifferente.

La chiesa, attualmente legata anche al nome del tanto amato medico napoletano Giuseppe Moscati, custodisce al suo interno il corpo del santo; per giunta vi è adibito un piccolo museo in suo onore. Sono stati disposti due ambienti dove all’interno troviamo la sua camera da letto e il suo studio da “visita”, il tutto arricchito con fotografie e oggetti a lui appartenuti.

Per i devoti di Giuseppe Moscati, si è scelta la chiesa “del Gesù Nuovo” perché è proprio lì che egli trascorreva molto tempo in preghiera al mattino, prima di iniziare la sua giornata e assolvere i suoi impegni da medico. Il popolo napoletano, ma non solo, deve molto al santo e la chiesa è ormai divenuta luogo di raccolta e devozione per lui.