• A pochi metri dal trambusto dei tanti turisti che si recano a San Gregorio Armeno, immettendosi nella Via San Biagio dei Librai e dopo il maestoso palazzo Diomede Carafa, ecco ergersi sulla destra una piccola chiesa, che passa quasi inosservata, una delle innumerevoli chiese del centro storico di Napoli, la chiesa dei santi Filippo e Giacomo.
    Piccola, in perfetto stile barocco, nasconde al proprio interno un tesoro di storia e di tradizioni inaspettate. La chiesa infatti è meglio nota come chiesa dell’ “arte della lana e della seta”.

Siamo sotto il regno Aragonese, re Ferrante I decide di dare una regolamentazione alla fiorente attività della tessitura dell’epoca.  Nasce così la corporazione della lana e della seta che dà vita a sua volta alla relativa Confraternita che sceglie come protettori i Santi Filippo e Giacomo, da cui prende il nome la chiesa.  Al suo interno è possibile visitare una cripta in cui i membri della corporazione venivano depositi dopo la loro morte. Un vero e proprio “cimitero” di settore, con piccoli pezzetti di terra santa dove i corporati potessero essere sotterrati, mantendo la loro dignità anche dopo la morte. I corpi venivano sottoposti alla pratica della ”scolatura”, i corpi venivano adagiati come fossero seduti sul terreno di sepoltura, si praticavano dei fori nel cadavere da cui sarebbero fuoriusciti i liquidi, da quel momento il corpo era pronto per una doppia sepoltura. Questa pratica consentiva di ottenere più spazio per seppellire i corporati al di sotto della chiesa. Successivamente si praticava la riesumazione dei corpi e le ossa venivano pulite e poste nelle nicchie. Si credeva infatti che, le ossa bianche, ben pulite e separate dalla carne, erano purificate e pronte ad ascendere al cielo più velocemente.
Come molte chiese del centro antico di Napoli, molte di esse in stato di abbandono, gli spazi sottostanti furono prima rifugio dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, successivamente subirono ingenti danni a causa del terremoto del 1980, quindi utilizzati dalla popolazione come vere e proprie discariche di materiali di risulta.

Tuttavia laddove non arriva il “pubblico” si spinge invece una delle tante associazioni di giovani che amano l’arte e soprattutto rappresentano quella parte di Napoli che ama la propria città e mette in atto azioni concrete per migliorarla valorizzandone la storia millenaria. L’associazione in questione è “Respiriamo arte”, che grazie alla passione e alla volontà dei suoi esperti collaboratori, riesce a trovare fondi, ristrutturare e portare alla luce capolavori d’arte da mettere a disposizione di tutti.
La visita alla chiesa prosegue poi risalendo nuovamente le scale della cripta e recandosi in sacrestia, dove si possono ammirare abiti di seta settecenteschi in esposizione, nonché dipinti e pavimentazioni notevoli, con un effetto cromatico che stupisce per la sua ricercatezza.

Dalla sacrestia, ci si immette all’esterno in un cortile che può essere considerato un po’ la sintesi dello spirito napoletano: case private abitate dal popolo che vi si affacciano da un lato, e pareti della chiesa dall’altro. Ma un’ulteriore sorpresa ci aspetta: una pavimentazione medievale con laterizi a spina di pesce osservabili dalla parte in plexiglass del cortile e possibilità di scendere nuovamente nel sottosuolo, dove si può vedere un opus reticolatum di epoca romana, sovrapposta ad uno strato greco della vecchia neapolis.
Un perfetto esempio di stratificazione che caratterizza Napoli: la “ porosità di Napoli” come amo’ definirla Benjiamin.

Con l’aggiunta di pochi euro, a pochi metri dalla chiesa, si può toccare con mano un’altra caratteristica distintiva di Napoli: il sacro ed il profano. L’associazione ha infatti anche “riabilitato” la chiesa di Santa Luciella a pochi passi. La chiesa tardomedievale, una delle tante sorte in epoca angioina, rappresentava la confraternita dei pipernisti napoletani. Anche qui si scende giù in un cimitero sotterraneo dove sono visibili resti di ossa umane, tra cui il celebre “teschio con le orecchie”.

Il racconto della guida è un vero e proprio excursus dello spirito napoletano: religioso ma allo stesso tempo pagano, il rispetto dei morti arriva al punto di adottare le capuzzelle per “rinfrescare” la loro anima. La proverbiale generosità dei napoletani si evince dal fatto che veniva adottata un’anima accompagnandola nel suo viaggio di espiazione in purgatorio, in cambio di “grazie” che ancora oggi le persone chiedono e lasciano impresse su bigliettini lasciati al di sotto dei teschi a loro devoti. Ad ulteriore testimonianza si possono notare i numerosi ex voto dei fedeli conservati nell’ossario e nella chiesa sottostante.

Immergersi nel profondo di Napoli significa comprendere passato, presente e futuro di questa grandiosa umanità.