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Clan vesuviani, 21 arresti. Preso il genero della “belva”

Si sono concentrate sulla nascita e l’ascesa del clan camorristico Buonocore-Matrone a Scafati (Salerno) e nelle zone circostanti. Le indagini svolte dai Carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore e coordinate dalla Dda di Salerno culminate oggi nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 21 persone. Sono 13 in carcere e 8 ai domiciliari. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, capo dell’organizzazione di camorra era il 47enne Giuseppe Buonocore. E’ il genero dello storico boss scafatese Francesco Matrone detto “Franchino ‘a belva”. Il ras è attualmente detenuto al 41 bis. Buonocore, sin dalla scarcerazione a fine 2016, avrebbe attuato la riorganizzazione del clan al fine di riacquisire il controllo criminale del territorio scafatese e la gestione di affari illeciti, già in passato appannaggio del suocero.

Per farlo si sarebbe avvalso della precedente struttura del clan di camorra Matrone e dei rapporti consolidati con vecchi alleati del suocero. Tra questi, secondo la ricostruzione della Dda, figurerebbe il 61enne Ferdinando Cirillo. Per la sua “autorevolezza” criminale avrebbe fornito un aiuto in termini di consulenza, mediazione e supporto strategico.

Gli scontri tra clan

Le indagini hanno permesso di ricostruire le attività del clan e i settori di maggiore interesse. Tra i quali il traffico di armi, il controllo del settore delle slot machine e le estorsioni ai danni di attività economiche del comprensorio. Così come lo scontro violento con il clan Loreto-Ridosso, originario della stessa zona. E anche il clan Cesarano, storicamente radicato a Castellammare di Stabia. Ma da tempo presente e influente sulla scena criminale scafatese.

Lo scontro con quest’ultimo clan, anche alla luce dell’evoluzione degli assetti di vertice del clan Cesarano con l’assunzione della reggenza da parte di Vincenzo Cesarano (cugino dello storico capoclan Ferdinando Cesarano), si è progressivamente affievolito. Fino a un sostanziale riconoscimento delle prerogative territoriali del gruppo autoctono scafatese. Tra le imputazioni confermate dal gip figurano 6 estorsioni tentate o consumate riconducibili al clan Cesarano tra Scafati, Castellammare di Stabia e Pompei, 12 estorsioni riconducibili al clan Buonocore-Matrone a Scafati (eccetto una a Santa Maria la Carità) e 3 estorsioni poste in essere dal clan Loreto-Ridosso a Scafati. Nel corso delle indagini sono state sequestrate due pistole con matricola abrasa, una bomba carta, sostanze per il confezionamento di ordigni esplosivi e stupefacenti nella disponibilità di alcuni degli indagati.

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