Uno straordinario intervento chirurgico eseguito all’Ospedale del Mare di Napoli ha consentito di salvare la vita ad un paziente. Nonostante le sue condizioni cliniche fossero molto compromesse. L’uomo, affetto da una massa tiroidea di sospetta natura neoplastica, giàoperato 15 giorni fa presso una clinica convenzionata in preda ad una ingravescente difficolta’ respiratoria. L’intervento chirurgico non era risolutivo perche’ l’equipe operatoria si era trovata di fronte ad una insormontabile massa neoplastica. Invadeva tutti i tessuti del collo. Il caso clinico, per il perdurare della grave e temibile difficolta’ respiratoria, presentato all’attenzione dei medici dell’Ospedale del Mare.

Il dottor Stefano Spiezia, primario della Chirurgia Endocrina, ha preso in cura il paziente. Ha attivato rapidamente una sinergia d’azione tra il core team del gruppo oncologico multidisciplinare della tiroide. Con le due referenti l’oncologa Margareth Ottaviano e la chirurga Claudia Miss), hanno preparato il caso con una accurata pianificazione diagnostica attraverso una TC 4D ed una TC PET (ulteriore sinergia tra la radiologa Stefania Tamburrini e il medico nucleare Fiordoro).

Gli specialisti hanno cosi’ potuto studiare a tavolino e preparare preoperatoriamente la pianificazione dell’intervento. Dall’incisione chirurgica agli strumenti da utilizzare, al fine di una rimozione totale non solo della neoplasia. Ma anche delle innumerevoli metastasi che invadevano il collo del paziente. “Sono orgoglioso – dichiara il dottor Spiezia – di aver portato a termine un intervento salvavita cosi’ complesso. Reso possibile solo dal lavoro di squadra tra tutti gli specialisti e dalla competenza del personale infermieristico della sala operatoria. Con l’apporto determinante della equipe anestesiologica (dottori Cammarata, Iannuzzi e Torre). Ha permesso di operare in sicurezza il paziente che ha dovuto ricevere una intubazione particolarmente indaginosa. Il paziente – aggiunge il dottor Spiezia – attualmente sta bene avendo superato brillantemente un postoperatorio molto delicato”.