Alla guida di un’automobile rubata, tenta di fuggire quando i carabinieri gli intimano l’alt per verificare la provenienza della vettura. Non contento, arriva finanche ad aggredirli quando si rende conto di non poter più scappare via. Protagonista dell’episodio Antonio Russo, 36enne di Cercola già noto alle forze dell’ordine. Ora, in virtù di quanto accaduto, dovrà anche rispondere delle accuse di ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Tutto è accaduto nelle scorse ore, quando nel quartiere napoletano di Ponticelli, lungo via Argine, una pattuglia di carabinieri ha notato una vettura sospetta. Da un rapido controllo, sembrava essere proprio quella rubata qualche giorno prima a Portici.

A guidarla, appunto, il pregiudicato 36enne, a cui i carabinieri hanno intimato di fermarsi. Ma l’invito ha sortito l’effetto completamente opposto. Russo ha schiacciato il piede sull’acceleratore e tentato una fuga, provando a sfruttare l’ampia carreggiata e le sue capacità al volante. Ma il suo tentativo si è esaurito poco lontano, sul territorio di Cercola.

La fuga a piedi

Qui l’uomo, resosi conto di non avere scampo, ha deciso di abbandonare il veicolo e si è affidato alle proprie gambe. Sperando così di seminare i carabinieri coinvolti nell’operazione, militari della sezione radiomobile di Torre del Greco e della stazione di San Sebastiano al Vesuvio. Ma pure questo ulteriore tentativo è risultato inutile. Gli uomini in divisa lo hanno accerchiato e bloccato. È a questo punto che il fuggitivo ha provato a passare al contrattacco. La sua resistenza all’arresto è proseguita a suon di pugni, alcuni dei quali hanno raggiunto al volto e al torace i carabinieri con quest’ultimi che però, nonostante i colpi subiti, sono infine riusciti ad avere la meglio. Arrivando finalmente a stringergli le manette ai polsi.

A quel punto si è proceduto con un’ispezione della vettura rubata con la quale l’uomo aveva cercato di scappare. Al suo interno rinvenuti attrezzi funzionali allo scasso. Dopo il sequestro e la refertazione, l’auto è restituita al suo legittimo proprietario. L’arrestato, prima ristretto in camera di sicurezza, è ora ai domiciliari.