“Non vogliamo piu’ sentire verbi al futuro come faremo, vedremo, e intanto la gente muore. Siamo a Taranto, dove c’e’ il lavoro che uccide ma almeno c’e’ il lavoro. Noi, nella Terra dei fuochi, abbiamo veleni che uccidono senza neanche il lavoro”. Lo ha detto Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Napoli) e giornalista, intervenendo alla tavola rotonda “L’orizzonte che speriamo. Ecologia integrale e Pnrr” nell’ambito della Settimana sociale dei cattolici italiani a Taranto. Hanno partecipato anche Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire; Anna Maria Panarotto, gruppo Mamme No Pfas Veneto; ed Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola.

Patriciello ha detto ancora che “se i veleni sono arrivati dal nord a Caivano e’ perche’ a Casal dei principi, che ha dato il nome al clan dei Casalesi, tra industriali disonesti del centro e del nord e i casalesi nostrani c’e’ stato un abbraccio mortale. Dobbiamo avere il coraggio di dire che tra nostri camorristi abbiamo avuto qualche pentito, tra gli industriali disonesti no”.

Se la Terra dei fuochi e’ “arrivata a far sentire la sua voce – ha osservato Patriciello – lo dobbiamo al giornale Avvenire che ha portato il problema alla ribalta. Fin dall’inizio avevamo compreso che malattie e ambiente stavano insieme. La prima prevenzione e’ sull’ambiente. Ci dicevano che non c’erano le prove. Siamo arrivati a Bruxelles e una europarlamentare danese, madre del ministro dell’ambiente, pastora protestante, disse: fate intervenire il Papa”.

Aveva “compreso – ha aggiunto il parroco di Caivano – che la Chiesa poteva fare molto di piu’. Fino a 6 anni fa l’Italia non aveva ancora una legge sui reati ambientali. Oggi c’e’ anche grazie alla sofferenza della nostra gente, alle manifestazioni che ci sono state. Una cosa che adesso non dobbiamo smettere di comprendere – ha concluso Patriciello – e’ che ognuno deve guardare il suo territorio, ma dobbiamo avere lo sguardo strabico. Uno deve arrivare in Amazzonia, ma guai se non guardo che nella mia parrocchia, dopo anni di lotte a livello locale, non e’ cambiato niente”.