Elezioni amministrative: parla Mario Coppeto, storico esponente della Sinistra napoletana ricandidata nella lista “Napoli Solidale” della coalizione di Centrosinista.

 

di Andrea “Andrew” Notarnicola

 

 

 

Napoli, 04/09/2021. Proseguono gli incontri con i vari candidati e coordinatori delle liste civiche e delle coalizioni a sostegno dei candidati a Sindaco di Napoli ( tra cui Antonio Bassolino, Gaetano Manfredi ed Alessandra Clemente ). Stavolta è il turno di Mario Coppeto, veterano della Sinistra Napoletana, esponente di Articolo Uno, il partito di Roberto Speranza e Pierluigi Bersani, che si ricandida al Consiglio Comunale di Napoli con la lista di Sinistra “Napoli Solidale”. Qui di seguito l’estratto dell’intervista che Mario Coppeto ha gentilmente concesso in esclusiva per il Fatto Vesuviano ed i suoi lettori:

 

 

  • 1) Andrew: Chi sei? Raccontaci un pò di te.
  • 1) Mario: “Mi chiamo Mario Coppeto, ho 64 anni, due figli, sposato e faccio politica da sempre. Iscritto ai Giovani Comunisti nel 1972 e da lì diciamo non ho mai smesso. Poi dopo sono entrato nelle istituzioni. Ho cominciato a lavorare prestissimo, a 19 anni, all’Ospedale Santobono, dal 1976 per circa 20 anni come tecnico di radiologia medica e da più di 20 anni come Direttore Tecnico del Servizio Sanitario, una figura professionale nata sulle battaglie degli anni ’90 che mi hanno visto protagonista in quanto in quegl’anni ero Segretario Nazionale dell’Ordine dei Tecnici di Radiologia. Quindi sono 45 anni che lavoro all’Ospedale Santobono. Oltre la politica ho tante passioni, in particolar modo la musica e la lettura, infatti, continuo ancora con tanti amici a suonare una di quelle cose che non abbiamo mai smesso di cui, come dire, ci occupiamo in maniera seria nel tempo libero. La mia attività istituzionale nasce, appunto, nel 1992, con la mia candidatura a Consigliere Circoscrizionale, poi Consigliere della stessa Circoscrizione ( Arenella ), poi in Consiglio Comunale, poi Presidente della Quinta Municipalità ( Vomero – Arenella ), e dal 2016 di nuovo in Consiglio Comunale in qualità di Capogruppo e come Presidente della Commissione Urbanistica. Insomma, una vita d’impegno che rivendico, che continuo a farmi, diciamo così, lavorare per un obiettivo comune, ovvero, quello di essere dalla parte degl’ultimi e quello di contribuire al miglioramento della Città. Da un punto di vista politico il mio sogno è quello di ritornare ad una dimensione di dibattito e d’impegno per una Sinistra “Unita”, sulla quale non mi stancherò mai di lavorare. Strada difficile, complicata, complessa, però le passioni hanno davanti a sé l’utopia ed il sogno. E questo, voglio dire, non è un orizzonte fisso, come tutti gli orizzonti sono uno sguardo sul futuro, ed ognuno di noi deve fare la sua parte. Io faccio la mia. D’altra parte se stiamo qui, io e te ( riferito direttamente a me intervistatore ) in questa piazza, alle 10:35 del mattino dopo essere tornato alle 06:00 dopo una nottata complicata, complessa, per chiudere tutti gli equilibri di una lista che possa competere in questa Città ne è la testimonianza pratica. E non credo che tanti a 64 anni abbiano ancora voglia di fare politica in questo modo. Per questo il mio slogan di questa campagna elettorale, di cui parleremo probabilmente a breve, è “Io ci sto”.

 

 

  • 2) Andrew: Qual è il tuo programma per Napoli?
  • 2) Mario: “Napoli vive una stagione complicata ma al tempo stesso di grande interesse. Complicata perché negl’ultimi trent’anni ha perso una delle vocazioni che in qualche modo la contraddistingueva, ovvero, quella vocazione industriale che era caratterizzata da una classe operaia molto importante, penso a tutte le fabbriche, gli opifici di Napoli Est, penso ad una catena di nuova industrializzazione nella zona di Napoli Nord, e penso soprattutto al grande stabilimento sorto all’inizio del secolo scorso che ha dato vita e sostanza a grandi sogni appunto. Mi riferisco all’Italsider, una delle acciaierie più importanti d’Europa. Il crollo di quel sistema industriale per motivi, come dire, legati ad un trasferimento del modello economico dei beni, soprattutto, sposatosi prima nell’Europa dell’Est e poi nel Sud-Est Asiatico, in qualche modo ha portato la Città ad un impoverimento strutturale. Su questo però bisogna dire che immediatamente, quasi come se fosse una magia prima non esistente, ma che esisteva, la politica, le persone, il mondo, hanno scoperto Napoli come città dei “sogni”, come città di vocazione turistica, come città in cui starci. Del resto, il luogo dove ci troviamo, Piazza San Domenico Maggiore, fino a vent’anni fa era un parcheggio come tante altre strade di questo territorio, oggi è invece costellato di tavolini, di sedie, di bar e soprattutto di flussi turistici. Io sono molto d’accordo quando in genere si dice che bisogna trasformare la spontaneità di questo turismo in un modello industriale serio ed organizzato. E penso che la Sinistra Italiana ed io, insieme a quanti vogliamo lavorare su questa direzione, devono perseguire questo obiettivo. Ovviamente una città non può campare solo ed esclusivamente di turismo. Abbiamo bisogno, innanzitutto, per radicare questo modo di immaginare non solo di come vendere fuori di noi “la cartolina di Napoli”, ovvero, il Vesuvio, il Golfo, il tutto quello che in qualche modo rappresenta l’iconografia, ma abbiamo bisogno d’impegnare anche la Città di Napoli stessa in una trasformazione infrastrutturale capace di essere all’altezza dei più grandi flussi. E per fare questo occorrono una serie d’interventi, innanzitutto, programmatici e progettuali. Penso alla rete dei trasporti, penso ai parcheggi, penso per l’appunto a tutta una serie d’infrastrutture che siano capaci, all’altezza di accogliere che vada dai giovani all’interno di tutta la filiera dell’enogastronomia, che siano in grado di parlare le lingue, di avere una solidità anche di un’espressione professionale. Però la Sinistra non può, diciamo così, ed io sono convinto ci ciò, stare dentro questo unico pezzo o sentimento. Abbiamo bisogno di riportare la nostra Città ad un modello industriale innovativo, che sia all’altezza con la competizione internazionale. Io credo che tutta una parte della Città può essere in qualche modo impegnata da questo punto di vista. Non dico come ha definito la stampa che ha definito di fare Napoli la nuova “Silicon Valley”, ma sicuramente un luogo dove sia possibile alimentare ricerca ed innovazione, in particolar modo nei campi della tecnologia”.

 

  • 3) Andrew: Cosa ti ha spinto a ricandidarti?
  • 3) Mario: “Innanzitutto in politica non si va mai in pensione, poi credo che c’è ancora un lavoro da poter svolgere in Città, sia da un punto di vista collettivo, con il mio gruppo politico, con la mia lista, sia da un punto di vista individuale. Mi sono sempre occupato in tutti i ruoli che ho coperto del miglioramento della Città. Napoli ha una grande opportunità, come dicevo prima, sulla piattaforma internazionale, sulla vocazione turistica, per tutta una serie di ragioni e riferimenti, che parte dalle arti, alla cultura, alla musica, alla scienza, l’enogastronomia, tutta una serie di riferimenti, ma soprattutto perché ritengo ci sia un grande bisogno di lavorare per tenere insieme una Sinistra che negl’ultimi anni fa fatica a stare. L’impresa più complicata, difficile, che viviamo lo vediamo nelle altre formazioni politiche del Paese. Una diaspora che dura da troppi anni. Un’impresa ardua perché il modello di rappresentazione della politica probabilmente è cambiata, forse lo è sicuramente, una grande frammentazione, l’individualismo è predominante, dovuto anche a modelli differenti di comunicazione di fare aggregazione, ma credo che chi viene da una formazione, che non credo sia desueta, ma che parte da principi nobili legati soprattutto a grandi maestri come Gramsci e Berlinguer a cui mi ispiro, credo che ci sia ancora un lavoro da compiere da questo punto di vista. D’altra parte lo stiamo vivendo anche con sofferenza che lo scivolamento del Paese verso un modello individualista e anche nazionalista che fa capo a due formazioni, soprattutto del Centrodestra, in particolar modo Salvini e la Meloni, meritino che vi sia un impegno più corale. Io credo che ci sia ancora bisogno di un lavoro che vada in questa direzione. Essere di nuovo candidato al Consiglio Comunale, significa mettere anche a disposizione quest’esperienza, come storia politica, ma anche una serie di competenze che in qualche modo mi hanno forgiato  negl’anni. C’è da riscrivere il PUC, il Piano Urbanistico Comunale, e completare tutto il lavoro, tra l’altro molto atteso, su Bagnoli, sullo sviluppo di Napoli Est a cui io voglio dare il mio contributo in questa direzione. Una direzione che si deve interfacciare, in particolar modo, al di fuori della cinta della Città stessa. Per cui credo che questo mandato amministrativo a cui auguro a Gaetano Manfredi, per integrare la Città di Napoli a tutto lo sguardo sulla Città Metropolitana. Una Città Metropolitana di oltre tre milioni di abitanti che deve cominciare a fare sinergia ed essere guardata nel suo sviluppo infrastrutturale e dell’esaltazione del sistema delle isole che è in grado di dare come un’unica grande Città. Noi conosciamo nel mondo, faccio questo riferimento, la baia di San Francisco, che è un’area enorme che viene vissuta come un Unicum ed organizzata come un Unicum. Ed io credo che la baia di Napoli che va dalla punta di Castellammare fino alla punta di Capomiseno credo che l’entroterra debba essere visto come un’unica grande esperienza industriale-amministrativa, e per fare questo c’è bisogno di un grande lavoro. Negl’ultimi cinque anni non è stato svolto un lavoro idoneo rispetto a questa grande opportunità, ed è per questo che con gl’investimenti che arriveranno dal Piano Nazionale di Resilienza e di Rilancio e con un miglioramento delle condizioni dei rapporti di Napoli con tutti gli altri 91 Comuni della Provincia si può svolgere un buon lavoro. Cito un esempio che può essere un elemento trainante: noi abbiamo un Sistema Idrico Campano che fa fatica a rappresentarsi come tale, eppure parliamo della gestione del miglioramento dei Beni Comuni per antonomasia, appunto l’acqua. Non basta avere una sigla per dire “l’acqua è un bene comune” ABC, per intenderci, ma occorre una connessione di programmazione, di progettazione e d’investimenti estremamente importanti. Napoli è gestita da una sola azienda, mentre il distretto che è composto da oltre 34 comuni, compresa la Città di Napoli, è gestita da aziende differenti. Non siamo riusciti neanche a creare un unico sistema gestionale del distretto, come peraltro prevede la stessa norma. E questo mi fa pensare a tutto quell’anello di congiunzione tra tutta la Città di Napoli e le città satellite. Quindi il sistema delle periferie che oggi rappresenta invece una sorta di barriera più che un anello di congiunzione con i comuni. Quindi un investimento fondamentale sulle periferie che non deve essere il solito slogan che pure viene consumato. Se le periferie non vengono assunte nella dimensione progettuale di sviluppo come un anello organico di congiunzione tra la centralità della Città, luogo dove ci troviamo in questo momento e tutti i comuni attraverso un miglioramento delle periferie che significa riconnessione con il sistema dei trasporti ma, soprattutto, altro termine abusato, ma che è il sale dello sviluppo a cui io mi riferisco, ovvero, quella della multicentralità, cioè che ogni luogo della periferia diventi attrattivo come è attrattivo il centro della Città”.

 

  • 4) Andrew: Quali sono le Municipalità che necessitano i maggiori provvedimenti della futura amministrazione?
  • 4) Mario: “E’ da troppo tempo, dai tempi della Giunta Valenzi degli anni ’70 e ’80 coincidono con uno dei drammi inimmaginabili privi della Città, ovvero, il Terremoto dell’Ottanta, che alcuni luoghi del territorio siano oggettivamente in sofferenza. Mi riferisco soprattutto alle periferie. La cintura di Napoli Nord, la cintura di Napoli Est, e dopo la tragedia della chiusura dell’Ilva di Bagnoli, anche quel segmento. C’è un punto visibile di frattura che rende evidente il tema su cui bisogna molto lavorare. Alcuni territori della Provincia di Napoli sono riusciti bene, attraverso una buona amministrazione a catalizzare gl’investimenti ed assumere un ruolo di gestione del miglioramento delle condizioni del territorio, è proprio fisico, evidente. Uso sempre questo esempio: basta guardare il confine tra la Città di Napoli e la Città di Pozzuoli, tra via Napoli e Via Pozzuoli per l’appunto, ovvero, dove sta il dazio. Quel segmento, proprio quel setto, rappresenta esattamente il limite della mancata integrazione del rapporto della periferia della Città con il contesto. Ovviamente non è l’unico, la situazione è analoga tra il quartiere di San Giovanni a Teduccio ed il Comune di San Giorgio a Cremano, oppure tra il quartiere di San Pietro a Patierno e Casoria. Ebbene non è immaginabile, non è possibile che un quartiere come San Pietro a Patierno che ha avuto una serie d’investimenti legati proprio al dramma del Terremoto e con le politiche ed i finanziamenti che si sono succeduti, vi siano condizioni drammatiche. Un esempio plastico: a San Pietro a Patierno sono stati costruiti quattro parchi con la legge 219 post Terremoto: tutti e quattro chiusi e tutti e quattro in condizioni pietose. Basta attraversare il marciapiede di fronte che è un altro Comune, Casoria per l’appunto. Un cittadino, un bambino, una madre, un anziano di San Pietro a Patierno attraversa il marciapiede per andare a Casoria. Non stiamo all’anno zero. Ci sono state una serie d’interventi, anche durante questo scorcio di mandato amministrativo con Luigi de Magistris il quale ho anch’io partecipato utilizzando alcuni fondi della Città Metropolitana ma non basta soltanto intervenire o investire soldi per migliorare un singolo sito. Abbiamo bisogno invece di politiche che siano di coinvolgimento dei territori, che siano partecipanti al progetto di rigenerazione e perciò a me piace molto quel pezzo e quella sigla e, soprattutto, quella parte della sigla, ovvero, una delle due “R” del Pnrr quando si parla di Resilienza. Perché significa esattamente questo, cioè, provare a rimettere resistendo in inter-connessione parti di pezzi del territorio, pezzi di cultura, della Città che in questi anni hanno vissuto invece un’esperienza non unitaria senza uno sguardo al futuro. Io credo che da questo punto di vista c’è da fare una grande attività. E’ evidente che i territori individuali sono quelli di sempre che sono quelli di Napoli Est, Napoli Ovest, e dell’Area Nord della Città. Questo non significa che tutto quello che sta dentro sia in perfette condizioni. C’è questo sviluppo “caotico”, a partire dal cosiddetto boom turistico e dopo la drammatica pausa pandemica, che non ci lascia ancora, che lancia la città in questo segmento in cui ci ritroviamo qui, però è evidente anche che in questi luoghi del centro storico occorrono degl’interventi strutturali ed infrastrutturali ma anche di gestione, come dicevo nella prima domanda, che in qualche modo ci devono vedere impegnati”.

 

  • 5) Andrew: Ultima domanda, forse non ti piacerà: cosa ne pensi della candidatura a Sindaco di Napoli di Antonio Bassolino?
  • 5) Mario: “No invece mi piace la domanda. Forse sarebbe potuta essere anche la prima domanda. Antonio Bassolino è pezzo della storia della Sinistra della Città di Napoli. Lo è, lo è stato e lo sarà. Antonio Bassolino è la persona, il Compagno, attraverso il quale tanti di noi hanno iniziato la propria attività e la propria militanza. Chi entra nel mio studio a Via Verdi del Comune di Napoli, la prima cosa che nota oltre il mio “Pantheon Politico” che inizia da Kant per arrivare ad Enrico Berlinguer arrivando ad una serie di fotografie che mi ritraggono insieme ad Antonio Bassolino, lui Sindaco ed io giovanissimo Presidente della Circoscrizione dell’Arenella. Mai tolte quelle foto ne intendo toglierle adesso. Credo che la Sinistra italiana debba molto ad Antonio Bassolino, e nel dare molto credo che debba anche tante altre scuse. Ovviamente, sebbene abbia fatto una scelta differente che è orientata su Gaetano Manfredi, io auguro ad Antonio tutto il successo che lui MERITA, come ovviamente io auguro a me stesso ed alla coalizione guidata da Gaetano Manfredi di poter governare la Città per il prossimo mandato. Voglio chiudere con un messaggio che mi è molto caro perché il tema dal quale io sono sempre partito nell’individuazione dei problemi della Città di Napoli. Non ne abbiamo parlato, però io penso che bisogna chiudere o se vuoi aprire con questo elemento, che è stato un pò il punto di forza che ha spinto alla candidatura di Gaetano Manfredi, ovvero, la frattura che esiste tra lo Stato e la struttura delle Autonomie Locali e, soprattutto, sui temi legati al finanziamento o al definanziamento. Negli ultimi 10 anni Napoli, e soprattutto quelli del Sud in generale, sono più sofferenti in rispetto alla drammatica politica dello spending review, dell’inizio degli anni ’10 con il Governo Monti, ha visto un definanziamento ENORME di oltre un miliardo di Euro. Ed è un CRESCENDO! Ecco, se noi non operiamo per un riequilibrio economico-finanziario in rapporto tra lo Stato e le Autonomie Locali, Napoli da sola non ce la potrà mai fare. Napoli è la città delle bellezze che abbiamo declamato, ma è anche dei grandi drammi. E anche qui, scomodo il paradigma. Se a Napoli, oltre il 50% evadono i tributi locali che vanno dalla TARS, che è la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi-urbani o al pagamento della contribuzione del codice della strada, io mi RIFIUTO di credere che il tutto sia soltanto perché è “un popolo di furbi” o di “mascalzoni”. Evidentemente c’è un problema di fondo che bisogna necessariamente aggredire e Napoli da sola non ce la può fare, ovvero, quello dell’economia generale del lavoro. D’altra parte se qualcuno può immaginare che Napoli sia relegata a campare con il reddito di cittadinanza è sicuramente un grande ammortizzatore sociale, ma non può essere la mensa dei poveri. Abbiamo bisogno d’investire su uno sviluppo economico-sociale che porti innanzitutto lavoro. Perché il lavoro è economia e, ovviamente, anche e, soprattutto, dignità. E Napoli ha bisogno di un grande scatto in avanti per recuperare dignità…personale e collettiva”.