Arrestata questa mattina all’aeroporto di Ciampino Maria Licciardi, ritenuta dalla Dda di Napoli capo dell’omonimo clan e figura di vertice del cartello camorristico chiamato Alleanza di Secondigliano. La donna stava per imbarcarsi per la Spagna. Maria Licciardi, sorella di Gennaro Licciardi, fondatore dell’organizzazione malavitosa, è accusata di associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione di denaro di provenienza illecita, turbativa d’asta. Tutti i reati sono aggravati dalle finalità mafiose.

Bassa di statura, capelli corti sempre in ordine, a volte schiariti da meche bionde, e una valigia nell’armadio pronta. La sua vita e’ cosi’, sempre uguale, da decenni. Da quando Maria Licciardi, detta ‘a peccerella, gia’ ‘uomo di fiducia’ del fratello Gennaro, il boss fondatore del clan e dell’Alleanza di Secondigliano, fu insignita di un compito importante. Bloccare la collaborazione con la giustizia di Costantino Sarno, uno degli uomini di vertice del gruppo. Suo fratello Vincenzo dal carcere le mando’ una ‘imbasciata’ e lei racimolo’ in pochi minuti 300 milioni di lire, la prima tranche di denaro da consegnare a Sarno per il suo silenzio. Lui ritratto’, lei fu arrestata il 15 gennaio del 1998, e fini al 41 bis. Dopo 7 anni di carcere duro, fu consacrata come il boss del clan.

E’ nel quartiere Nord di Napoli di Secondigliano che Maria Licciardi e’ nata, il 24 marzo di 70 anni fa, sorella minore di Gennaro detto ‘a scigna, capo storico del clan omonimo. Quando, a 38 anni, nel 1994, lui muore nel carcere di Voghera per un’infezione, Maria prende il controllo dei traffici illegali. “Era la cassiera, la mente che organizzo’ l’affare della merce contraffatta”, disse di lei il boss pentito Luigi Giuliano. Perche’ era questo uno dei principali business dei clan Contini e Licciardi, i ‘magliari’, che trasformarono l’area nord di Napoli nella centrale del falso. Ma non solo. Altro grande affare era il riciclaggio di denaro sporco nel comparto immobiliare. Il pentito di camorra Luigi Misso, elemento di vertice del clan, defini’ Maria Licciardi una sanguinaria, “responsabile di piu’ di cento omicidi”, ma in realta’ non e’ mai finita a processo con questa accusa.

“Mi chiamo Licciardi Maria, sono casalinga ma ho sempre lavorato, ho fatto la calzolaia. Detesto la droga, se vedo dei giovani che si drogano mi dispero”, disse ai giudici nel marzo del 2003 in un processo che poi la vide assolta dopo dieci anni. Lo Stato le pago’ anche un risarcimento per ingiusta detenzione. Nel 2019, nel maxiblitz contro il cartello di clan noto come Alleanza con oltre 120 arresti, gli inquirenti la cercarono invano. E, del resto, i suoi avvocati riusciroo ad annullare quella misure cautelare.