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L’Asl Napoli telefona a chi non ha fatto il vaccino: “Paura per quello che leggiamo sui social”

«Se una donna mi dice che non è venuta perché non ha visto l’sms, non si sentiva bene, non era convinta, ma vuole farlo, diamo subito la convocazione alla Stazione marittima per giovedì o anche al suo distretto sanitario se è più comodo. Ma se alla fine dicono che non vogliono farlo io smetto di convocarli fino a quando non ce lo chiederanno loro». Ciro Verdoliva, il direttore generale dell’Asl Napoli 1, vuole a questo punto risposte chiare, nette, definite per dare un ordine alla campagna vaccinale, per smettere di convocare duemila persone e vaccinarne duecento, per capire come sfruttare davvero i centri vaccinali, per questo da oggi ha fatto partire un call center che chiama al telefono chi è stato convocato anche tre, quattro volte dopo aver fatto l’adesione e non si è mai presentato.

Quattro gli operatori a caccia dei no vax presso il call center allestito nella sede del Frullone.  «Ho paura – risponde una delle donne chiamate – avevo fatto l’adesione ma poi sui social network ho letto tante cose sui vaccini e non mi fido. Io poi ho più di 60 anni e dovrei fare Astrazeneca, quindi mi fido ancora di meno». Dall’altra parte gli operatori ascoltano, provano a convincere gli interlocutori, propongono Pfizer, in una giornata, giovedì alla Stazione Marittima, che l’Asl ha dedicato proprio a tutti coloro che fuggono dal siero anglosvedese.

Le risposte

«Non so, ci penso, parlerò con il mio medico, richiamatemi», replica la signora alla proposta del Pfizer. E la richiameranno questi operatori giovani, con davanti un pc con campi colorati dedicato in questa fase a poco più di 4.000 napoletani, una base su cui lavorare e capire le motivazioni dei no: «In rosso i deceduti – spiega Chiara – in verde scuro i positivi al covid negli ultimi tre mesi e che quindi non possono avere la dose, in verde chiaro chi alla fine della telefonata ci ascolta ma rifiuta, in arancione chi non risponde».

La risposta sulla paura da social network è la più frequente, anche da persone tra i 50 e i 70 anni che evidentemente sul web vanno per informarsi: «In particolare dai 60 anni in su – spiega Camilla tra una telefonata e l’altra – ci spiegano che hanno patologie, che sono spaventati dall’interazione del vaccino con i farmaci che prendono o con la patologia stessa, che hanno paura e che preferiscono proteggersi stando attenti, stando a casa, che non hanno preso il covid finora e vogliono continuare così».

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