La violenza e la ferocia di Tommaso Russo, ritenuto l’assassino della vittima innocente della camorra Antimo Giarnieri emerge in maniera chiara. Dalle indagini durante uno dei due episodi estorsivi che gli sono contestati (uno tentato e l’altro consumato), il killer si spinse fino a strappare parte del padiglione auricolare a pusher per costringerlo a pagare. Tutto dopo averlo minacciato «di fare il bravo», perché nella zona, quella del “Parco Smeraldo” da quel momento, c’erano lui e “Totore ’o can” a comandare. Tommaso Russo e Ciro Sannino, anche lui arrestato ieri mattina dai carabinieri, sono ritenuti legati al gruppo malavitoso di Salvatore Barbato, alias “Totore ’o can”, per gli investigatori contiguo al clan Moccia.

Anche in occasione del secondo episodio estorsivo, messo in atto nell’ambito del cosiddetto racket dello spaccio, la vittima è uno spacciatore di sostanze stupefacenti. Russo e Cimmino si sarebbero fatti consegnare 500 euro, la quota mensile imposta dal clan, da un pusher agli arresti domiciliari anche in quest’occasione a ricorrendo alla violenza fisica, perpetrata davanti alla moglie della vittima anche lei aggredita brutalmente mentre cercava di difendere il marito.