«Un disguido nelle comunicazioni fra poliziotti e carabinieri, con i primi che si sono venuti a trovare davanti alla descrizione di una situazione che invece per i secondi era diversa… ma tutto si è risolto in un chiarimento, lungo e alle 4 di notte in hotel. Ma assolutamente non offensivo per nessuno; e con una stretta di mano. Certo, per me è un grande dolore». È quanto confessa Emilio Fede all’AdnKronos, a proposito dell’episodio relativo alla partecipazione ai funerali della consorte, la giornalista Diana de Feo scomparsa a Napoli lo scorso 23 giugno a 84 anni dopo una lunga malattia.

L’ex direttore del Tg4, 90 anni compiuti due giorni fa, sottoposto al controllo delle autorizzazioni del tribunale di Sorveglianza di Milano sul trasferimento a Napoli per i funerali, essendo Fede agli arresti domiciliari per scontare 4 anni e 7 mesi di reclusione per la vicenda Ruby. «Ma devo un grande rispetto alle forze dell’ordine, lo stesso che aveva sempre mia moglie e che io devo continuare ad avere, anche per rispetto alla sua memoria», afferma.

«A Napoli, posso mangiare in hotel ma dovrei dormire obbligatoriamente a Villa Lucia ma non me la sento di stare accanto alla camera dove lei non c’è più… non ce la faccio, a costo di rischiare qualunque cosa: chiederò per pietà di cambiare questa cosa, che è una tragedia nella tragedia – anticipa Fede – e poi dovrò rientrare a Milano, anche se io amo Napoli perché mia moglie amava Napoli».