L’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, presiede nel cappellone del Duomo di San Cataldo, l’insediamento del tribunale diocesano per la causa di Beatificazione e Canonizzazione della “serva di Dio” Paola Adamo, morta neanche quindicenne il 28 giugno 1978, a 14 anni e otto mesi, a causa di una epatite virale fulminante. Il rito d’insediamento, durante il quale i membri del tribunale presteranno il solenne giuramento, si terra’ tre anni dopo la pubblicazione dell’Editto con cui l’arcivescovo annunciava l’inizio di questo iter, dopo aver raccolto le diverse documentazioni custodite dai genitori di Paola, Claudio e Lucia di professione architetti, cooperatori salesiani e catechisti. Paola Adamo nacque a Napoli il 24 ottobre 1963, ma crebbe a Taranto dove si trasferi’ la sua famiglia.

Il papa’ Claudio fu progettista della chiesa di San Giovanni Bosco e dell’oratorio salesiano. In particolare, lei prediligeva la compagnia di ragazze un po’ emarginate dal resto della classe. Sensibile e intelligente, gia’ a nove anni inizio’ a scrivere un diario con pensieri religiosi e massime profonde a dispetto della sua eta’. Tra queste: “Se Dio e’ la sorgente di tutte le cose, solo Lui ci potra’ fare davvero felici”, “Se credi in Dio, hai il mondo in pugno”. La figura di Paola, si legge in una nota della Diocesi, “per la sua profondita’ ci offre la possibilita’ di affrontare con i giovani, e non solo, temi quali l’omologazione, che lei denuncia in uno dei suoi temi scolatici; il bullismo nella scuola, da lei combattuto attraverso l’inclusione; e le profonde riflessioni teologiche sull’esistenza di Dio, sulla redenzione, sul farsi prossimi e sulla comprensione degli altri”.