L’indagine dei carabinieri della compagnia di Nola si è sviluppata partendo dalle dichiarazioni di Aniello La Marca, rese ai pm della procura antimafia il 5 settembre 2016. In particolare il collaboratore di giustizia riferì dell’attività di spaccio compiuta, anche da lui, nel comune di San Gennaro Vesuviano. «M., in sua assenza, mi disse di approvvigionarmi di stupefacente. Secondo il racconto che Aniello La Marca ha affidato agli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia si controllava la zona al punto da richiedere il “pizzo” alla comunità di bengalesi che svolgevano a San Gennaro Vesuviano svariate attività commerciali.

Nelle successive dichiarazioni, formulate l’8 settembre 2016, il collaboratore di giustizia ribadì quanto aveva precedentemente affermato. Le dichiarazioni, richiamate dal pubblico ministero tra gli atti a sostegno del provvedimento restrittivo eseguito all’alba di ieri, sono “relative a condotte precedenti a quelle ora in contestazione”.