fbpx
Home Notizie Tavolo della Legalità: “Di cosa siamo”Capaci”, lo slogan dell’incontro nell’aula bunker dell’Ucciardone....

Tavolo della Legalità: “Di cosa siamo”Capaci”, lo slogan dell’incontro nell’aula bunker dell’Ucciardone. Forte boato che scuote ancora gli animi di istituzioni e di un’Italia che non dimentica a distanza di 29 anni

Il ricordo di una giornata triste che  ha lasciato un segno indelebile nelle pagine della Cronaca nera e della Storia: 23.05. 1992 e che commemora le morti di Giovanni Falcone, direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia e candidato alla carica di procuratore nazionale antimafia,  appena atterrato all’aeroporto di Punta Raisi con la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato. Alle 17.58, sull’autostrada Trapani-Palermo, nei pressi di Capaci, una tremenda esplosione  li uccise con gli uomini della scorta. Persero la vita anche gli agenti : Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.  23 i feriti, tra cui:   gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Questa mattina, la “Nave della Legalità” con a bordo circa i 1.500 studenti di tutta Italia, non è salpata a causa dell’emergenza Covid.  Ma al porto, intorno alle 8.10 alla presenza del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e della presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone, l’orchestra e il coro delle studentesse e degli studenti dell’Istituto magistrale “Regina Margherita” di Palermo, con le note diffuse dell’Inno di  Mameli, hanno dato il via a #PalermoChiamaItalia, l’iniziativa organizzata dal ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone promossa in onore delle stragi di Capaci e di via d’Amelio. Molo simbolo tra la banchina siciliana e il resto del Paese.

Era presente la stessa Sicilia del 1992, anno che ha sigillato per sempre un processo educativo e culturale finalizzato alla lotta contro le mafie grazie anche all’ausilio di scuole, istituzioni politiche,  enti sociali, organi militari,  religiosi, del mondo dell’informazione e delle numerose organizzazioni di volontariato, culturali e educative. Un’ àncora di salvataggio quale punto fermo per mettere al riparo le scialuppe in pericolo verso un porto sicuro, dove non c’è posto per  la mafia, l’illegalità, il crimine, il terrorismo e l’intolleranza. A distanza di tempo, il dolore dei familiari delle vittime resta immutato e riaffiora più forte di prima per una mancata verità e una giustizia che attendono ancora delle risposte, che forse non arriveranno mai. L’esistenza simbolica dell’omertà dei 500 responsabili che con la loro inaudita ferocia e spietatezza  firmarono quelle stragi, è rappresentata dalle tombe unica testimonianza terrena. Un duro colpo inferto nelle menti e nei cuori non solo delle vittime, ma di tutto il mondo destabilizzato perchè ancora angosciato, nonostante gli arresti, i processi e i condannati grazie dell’ allora pool di circa 200 avvocati.

Una risposta all’unisono intrisa di forza, determinazione e lucidità e che non intende abbassare la guardia restando solo a guardare. Il lenzuolo e una corona di fiori posti dai bambini dell’Istituto comprensivo Virgilio di Roma che lo hanno dipinto con la scritta:” Di cosa siamo “Capaci” sono il  segno tangibile della legalità, “urlata” a gran voce. Il Ministro dell’Istruzione stamane lo ha srotolato dal balcone del suo ufficio, in viale Trastevere, pronunciando le seguenti dichiarazioni: “Come accadde dopo le stragi del 1992 è arrivato a Palermo la  testimonianza di cosa siamo capaci, come cittadini, come singoli, come comunità”. Ha poi ricordato  Maria Falcone, sorella di Giovanni  e menzionato l’elenco dei nomi delle studentesse e degli studenti della 1C dell’Istituto Virgilio, che in questi giorni con il  proprio nome hanno si sono “esposti” nella lotta contro le mafie.
Anche il Ministro Bianchi, che ha partecipato alla tradizionale manifestazione “Palermo chiama Italia” insieme al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ringraziando gli studenti si è espresso con queste parole: “Voi siete i custodi dei valori più alti della Costituzione su cui si fonda il nostro vivere insieme. Tenete sempre a mente questo lenzuolo, ricordate com’era prima e com’è diventato dopo che le vostre mani lo hanno dipinto. Siate sempre capaci di scegliere, nelle straordinarie occasioni che la vita vi porrà di fronte, da che parte stare e che colore dare alla vostra vita ispirandovi ai valori della legalità e del rispetto delle istituzioni e delle altre persone.
Non siate anonimi, come lo era questo lenzuolo bianco: impegnatevi ogni giorno, anche nei piccoli gesti. I nomi di queste donne e di questi uomini, le loro storie, vi siano da guida”.

“La mafia esiste ancora, non è stata sconfitta. O si é contro o si é complici. E’ necessario tenere sempre  alta e vigile l’ attenzione ed il contributo  dello Stato”. Queste le parole del presidente della Repubblica, che stamane durante l’incontro nella storica aula bunker dell’ Ucciardone, costruita proprio per “contenere” i troppi maxi processi e imputati: “L’ onda di sdegno e di commozione generale, suscitata dagli attentati a Falcone e a Borsellino e il grido di dolore e di protesta che si è levato dagli italiani liberi e onesti  diventi pioniere di movimento, passione ed azione. Le mafie hanno messo radici solide nella società. Con un lavorio paziente ed incessante, le istituzioni ed il popolo italiano hanno contribuito a spezzare le catene della paura, della reticenza, dell’ambiguità, del conformismo, del silenzio, della complicità” E proseguendo- “Sentimenti di contrapposizione, contese, polemiche all’interno della magistratura minano il prestigio e l’autorevolezza dell’organo giudiziario. Se la magistratura perde di credibilità, si indebolisce la lotta ai boss!”.

Mattarella, dopo aver lasciato l’Ucciardone, si e’ recato con il capo della polizia Giannini nella caserma Pietro Lungaro, sede del reparto scorte della questura di Palermo, per deporre una corona di alloro alla lapide che ricorda i caduti degli attentati di Capaci e via D’Amelio.

“Il lavoro di Falcone fu straordinario. Andare  alla ricerca della forza economica della mafia lo portò a sviluppare la consapevolezza che occorreva lavorare a livello internazionale”- ha ricordato stamane la ministra della Giustizia, Marta Cartabia- durante l’incontro nell’aula bunker dell’Ucciardone. Ed ha aggiunto:” Quando venne al ministero nel ’91 iniziò la fase di cooperazione internazionale, fu un periodo breve ma fecondissimo. A livello europeo, fu Falcone il primo a intuire che occorreva una protezione penale degli interessi finanziari. Tra qualche settimana prenderà avvio la Procura europea, una istituzione dell’Ue. Anche qui troviamo un lascito di Falcone”.

Una grande rete solidale e forte, che si mobilita tutto l’anno come un welfare alternativo per un percorso proteso alla cultura e alla resistenza contro la criminalità. Il subentrare della pandemia, ha posto sotto i riflettori la triste realtà del legame ancora in auge tra Mafia ed imprenditoria del Nord e non solo. Un albero che con i suoi rami insidia l’intera economia italiana e internazionale, ma in lotta contro  quello di via Emanuele Notarbartolo di Palermo :l’ “Albero di Falcone”, un albero di ficus alto tre piani. Una  sorta di bacheca vivente che dà voce  quotidianamente a tutti  con bigliettini, disegni di bambini e pensieri di vecchie e nuove generazioni. Un’ esplosione innovativa che con i propri  500 chili di tritolo di sdegno e di sconcerto, combatte sul fronte come un militare affinché il bieco sistema di ingiustizie e di stragi “collettive” siano sconfitte. Un fenomeno privo di solide basi e che si fonda sul falso e perverso mito del potere “criminale” denominato Mafia.