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Manvore errate nei soccorsi, l’Asl napoletana condannata a risarcire i familiari della vittima

Una battaglia di perizie e controperizie durata 11 anni. Ma alla fine i familiari di un uomo di 59 anni di Pozzuoli hanno avuto ragione nel dimostrare che se il loro congiunto era morto, cio’ era avvenuto per manovre errate durante il massaggio cardiaco effettuato da sanitari per un infarto. Lo ha decretato l’ottava sezione civile della Corte d’Appello di Napoli che ha condannato l’Asl Napoli 2 Nord al pagamento dei danni per la morte dell’uomo. Le manovre praticate da medici 118 il 5 ottobre 2010 nell’ospedale di Pozzuoli. La Corte di Appello, quindi, accogliendo parzialmente il ricorso dei familiari, ha condannato l’azienda sanitaria locale al risarcimento in favore degli eredi della vittima, difesi dagli avvocati Alessandro Milo e Carlo Spirito. Sono 168.250 euro ciascuno, per la moglie e per il figlio, e 25.350 euro per i quattro fratelli della vittima.

In primo grado, il tribunale di Napoli rigetto’ le richieste di risarcimento presentate dai familiari. Sentenza sulla base delle dichiarazioni del consulente tecnico di ufficio dei giudici. Per lui la cronologia degli eventi non poteva essere ricostruita con precisione a causa della differente sincronizzazione degli orologi degli operatori. Fu dimostrato che ognuno di loro aveva un orario diverso e questo non poteva rendere precisa l’orario dell’intervento. Sentenza ribaltata in Appello, dove le consulenze tecniche presentate hanno invece accertato diversamente. L’uomo, che aveva avuto l’infarto sul luogo di lavoro, poteva essere salvato. Ma solo se le manovre praticate dai medici che lo soccorsero fossero eseguite correttamente e secondo il protocollo sanitario.

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