L’ho incontrato nel suo studio di Brusciano, l’avvocato Alfonso Di Palma, presidente di Unione Giovani Penalisti di Nola, persona umile ed ottimista, sempre pronto a strapparti un sorriso con il suo umorismo. Gli ho chiesto dei cambiamenti che stanno investendo la sua professione con lo sguardo rivolto al futuro.

L’evento funesto della pandemia ha stravolto l’essenza di molte professioni, sia mettendone a nudo mali atavici, sia spingendo l’acceleratore verso processi di innovazione. Come sarà l’avvocato di domani?

Sarà un professionista che vivrà un rapporto sempre più simbiotico con la tecnologia, forte anche della spinta verso la digitalizzazione derivante dalle misure emergenziali adottate in materia giudiziaria. Avranno grande impatto sullo studio legale i big data, l’intelligenza artificiale e la blockchain. La tecnologia da un lato renderà necessari maggiori investimenti, e dall’altro consentirà un più facile scambio di esperienze ed una maggiore esternalizzazione e delocalizzazione del lavoro. Vedremo la trasformazione degli studi associati in colossi legali digitalizzati, con consulenze online, servizi massificati, ed una concorrenza dal respiro internazionale.

L’avvocatura italiana è pronta a questa rivoluzione?

L’avvocatura italiana è vittima sia delle disfunzioni dell’apparato statale, come normazione ipertrofica, irragionevole durata dei processi, ostacoli burocratici,carenza di risorse e competenze, sia delle esigenze di un mercato in rapida evoluzione. Si presenta ancora eccessivamente frammentata, in quanto non incentivata dal punto di vista fiscale all’aggregazione, ed incolpevolmente orientata verso l’attività conteziosa piuttosto che consulenziale.

Pensa che l’avvocato del futuro avrà sempre più una funzione di prevenzione delle controversie anziché di risoluzione?

Credo di sì, anche in considerazione del fatto che la visione monopolistica dell’amministrazione della giustizia da parte dello stato sta in maniera crescentecedendo il passo alle tecniche di ADR (alternative dispute resolution), che svolgono una funzione preventiva, alternativa ed integrativa rispetto ai tradizionali meccanismi giurisdizionali. Ciò dovrà essere necessariamente accompagnato da un mutamento di mentalità da parte delle università, che dovranno cambiare ciò che insegnano, ma anche come lo fanno.

In conclusione, quale sarà il ruolo dei giovani in questa metamorfosi?

Ne saranno i veri protagonisti, capaci di integrare tecnologia e diritto, sapranno cogliere le opportunitàprofessionali offerte da un mercato famelico di abilità trasversali e competenze giuridiche specialistiche.