Valentina Bruno, nata a Lecce, vive a Bologna, dove si è trasferita subito dopo aver conseguito la laurea Magistrale in Metodologia dell’intervento psicologico. Psicologa Clinica specializzata in disturbi dello spettro autistico, abilitata alla professione. Consulente e terapista in Analisi Applicata del Comportamento.

Da 3 anni lavora come educatrice scolastica e terapista aba con bambini con disturbo dello spettro autistico.

È trascorso ormai un anno dall’inizio della Pandemia.

Tra limitazioni agli spostamenti, chiusure forzate in casa e serrate delle scuole.

Come sono cambiate le abitudini quotidiane?

<<Risponderò alla domanda raccontando un breve aneddoto che può essere un esempio per tutti.

Ho avuto la fortuna di seguire per due anni una bellissima bambina di 4 anni, che chiamerò Maria, nome fittizio, con disturbo dello spettro autistico, con livello di gravità grave.

Mi ritengo fortunata perchè mi ha insegnato ad essere più empatica, e perchè la gioia che ti da quando la vedi avvicinarsi e a manifestare i suoi sentimenti veri – fidandosi e affidandosi – non ha eguali con nessun altra cosa al mondo.

Maria inizialmente non riusciva a condividere i giochi con i pari o a comunicare i suoi bisogni, ma lavorando assieme ogni giorno e coinvolgendo anche altri bambini è riuscita a fare grandi passi in avanti che, purtroppo, a causa di questa interruzione forzata, dovuta alla chiusura della scuola e quindi al non poter stare con gli altri coetanei, man mano si stavano perdendo.

Cercavamo di rimanere in contatto con la bambina e i genitori, tutti i giorni, ma l’attenzione della bambina verso il pc era minima; si percepiva la mancanza proprio del contatto fisico, importantissimo per lei.

Anche i genitori si sono visti tutto ad un tratto abbandonati, a non sapere come gestire la situazione e a vedere aumentare i “comportamenti problema” della bambina, che risentiva tanto di questa mancanza.

Continuavamo ad offrire supporto ai genitori, e loro sono stati molto bravi perchè sono diventati essi stessi i terapisti e gli insegnanti dei loro bambini. Noi educatori assegnavamo delle attività da svolgere con la bambina, o insegnavamo a loro come gestire i “comportamenti problema.”

Veniva proposto loro di ripetere tutto quello che facevamo a scuola con la bambina per non interrompere almeno le attività che Maria svolgeva con noi adulti a scuola.  E consigliavamo, inoltre, di fare attività di giardinaggio o di cucina con la bambina per tenerla attiva, in modo da evitare di stare molte ore davanti alla tv o al tablet.>>

Bambini ed adolescenti appaiono i soggetti piú colpiti in ambito relazionale. Quanto é difficoltoso per loro adattarsi a questa nuova condizione di vissuto?

<<E’ stato molto difficile per i più piccoli adattarsi a tutto ciò, sono stati privati della socialità, molto importante per la loro crescita. Come sappiamo, l’essere umano è un animale sociale, ha bisogno di stare con le altre persone e negare questo soprattutto ai bambini e agli adolescenti ha delle ripercussioni molto gravi.

Secondo un’indagine realizzata dal Centro studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, emerge che a mancare maggiormente agli studenti italiani, a causa dell’impossibilità di svolgere lezioni in presenza, siano lo stare insieme ai compagni di classe (75%), la possibilità di studiare insieme (45%), la maggiore interazione durante le lezioni (38%) e il confronto con gli insegnanti (31%). Il disagio psicologico da parte degli adolescenti, secondo il Presidente del CNOP David Lazzari, è visibile attraverso due comportamenti. Il primo è “l’isolamento sociale”, il secondo è “l’elevato numero di ore passate ad interagire con la tecnologia; davanti a una situazione di difficoltà, di complessità, l’adolescente preferisce chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana”.

Purtroppo si sono registrati molti casi di autolesionismo e un drastico aumento di disturbi neuropsichiatrici fra adolescenti e bambini.”

La pandemia provocata dal Covid-19, il lockdown, l’isolamento, la chiusura delle scuole e dei centri sportivi non hanno fatto altro che amplificare alcuni disturbi preesistenti nei bambini e negli adolescenti, nonché acuire le richieste di aiuto di disturbo mentale. Parliamo di ansia, autolesionismo, tentativi di suicidio, depressione, attacchi di panico, disturbi del sonno, aggressività, irritabilità. Rimanere chiusi in casa non è facile per noi adulti, quasi impossibile per un bambino, specie se con qualche difficoltà. In quest’ultimo anno, abbiamo trascurato i più deboli, primi fra tutti i bambini con disabilità.>>

Disturbi alimentari, del sonno, fenomeni di autolesionismo, deficit cognitivi, calo dell’attenzione e dell’apprendimento… Come si possono trattare queste manifestazioni di disagio psichico?

<<Purtroppo questi  che Lei ha citato, sono tutti fenomeni venuti fuori in concomitanza con questa pandemia. La prima cosa da fare è stare attenti nel notare qualsiasi comportamento che possa sembrarci anomalo, non bisogna trascurare nulla.

L’intervento precoce, in tali circostanze, è di fondamentale importanza. Bisogna rivolgersi al proprio pediatra o medico curante e farsi indirizzare a delle figure professionali esperte nel settore.

Cerchiamo di essere accoglienti con i nostri figli, attenti, ma facciamo attenzione a non intimorirli. Facciamo sentire la nostra presenza, rassicurandoli che è solo un periodo e che tutto passerà.>>

Quanto la Dad – a suo avviso – può avere delle ripercussioni per lo sviluppo cognitivo e gli equilibri comportamentali dei piú piccoli? 

<<In questo periodo storico la didattica a distanza è stata l’unica soluzione per dare una certezza, almeno in ambito scolastico. Ma, purtroppo la pandemia ha evidenziato ancora di più le differenze delle classi sociali, fra persone più e meno abbienti.

Non tutti i bambini avevano, e molti non hanno ancora, la possibilità di un pc in casa e della connessione. Ci sono nuclei familiari numerosi che vivono in appartamenti molto piccoli, dove inevitabilmente non può essere garantito uno spazio adeguato per studiare.

Non ci sono i presupposti per garantire un completo diritto all’istruzione per tutti.

Molti alunni, soprattutto i più piccoli, risentono della mancanza della presenza, del contatto fisico, dell’insegnante che li esorta allo studio muovendosi tra i banchi, vedendo così diminuire la loro capacità di concentrazione e autostima, aumentando di conseguenza quel senso di svogliatezza e di inadeguatezza.

Si rischia di cadere in questa didattica a distanza nell’eccedenza di compiti e lezioni frontali, trascurando il fattore emotivo. Ci sarà tempo per recuperare, ora è importante lavorare sull’educazione emotiva, occorre supportare gli alunni e le famiglie, non farli sentire soli; devono percepire l’abbraccio della scuola.

Bisogna utilizzare questo nuovo tipo di didattica per far emergere le potenzialità possedute da ogni alunno che spesso rischiano di non venire riconosciute, stimolarli nella loro creatività e immaginazione.

Tutto questo aiuterà ognuno di noi – adulti e bambini – a far emergere le nostre strategie di “coping”, che ci saranno utili nel fronteggiare le situazioni più estreme. Riflettendo su noi stessi e traendo dei benefici anche da questa situazione, appunto facendo emergere le capacità che ognuno di noi possiede ma che ancora non sapeva di possedere. Vedendosi riconosciuto e gratificato, ci si aiuterà ad aumentare la capacità di adattamento e ad essere spronati sempre nel trovare nuove soluzioni.>>

Quali sono le problematiche che la Pandemia ha maggiormente accentuato nel suo ambito di intervento terapeutico? 

<<La Pandemia rappresenta solo la punta dell’iceberg che ha fatto emergere tutti quei casi di soggetti già vulnerabili e più sensibili di per sé.

Bambini e adolescenti ne hanno risentito tantissimo, sono aumentati i disturbi d’ansia e di attacchi di panico, ma anche e soprattutto depressione e gravi casi di autolesionismo.>>

Ci sono dei consigli, dei suggerimenti, che darebbe alle persone per affrontare e gestire al meglio momenti perduranti di “lockdown forzato?” 

<<Uno dei principali consigli che mi sento di dare è di utilizzare questo periodo per stare più vicini ai nostri figli, di lavorare sul fattore emotivo.

La vita frenetica di tutti i giorni, ci porta purtroppo a penalizzare questo fattore molto importante, a non poter stare vicini come vorremmo.

Il periodo “anomalo” che stiamo vivendo, potrebbe essere utile per trascorrere dei momenti con i nostri cari, condividere delle attività che piacciono ad entrambi, cucinare insieme, cimentarsi in attività creative in casa.

Questo ci aiuterà a conoscerci meglio e a non sentirci soli.>>