10 maggio 1987: giorno storico dei tifosi napoletani che realizzano il sogno della conquista del 1° scudetto, fregiandosi del titolo di Campioni d’Italia. Una ricorrenza che a distanza di 34 anni anima ancora i cuori dei “ragazzi” della squadra partenopea, guidata da Ottavio Bianchi. Sono entrati dal lato posteriore, il Museo del Duomo di Napoli: Giovanni Francini, Pietro Puzone, Antonio Carannante, Raffaele Di Fusco, Giuseppe Volpicina, Alessandro Renica, Gigi Pavarese, Gigi Caffarelli e l’ allora presidente del club partenopeo Corrado Ferlaino e consorte. Luogo designato quest’anno, la imponente basilica di via Duomo, quale “spogliatoio” per festeggiare l’anniversario del loro prestigioso  “Scudetto”, hanno assistito alla S. Messa celebrata oggi alle ore 17.00, in memoria del compianto Diego Armando Maradona, in forma privata e nel rispetto delle norme anti-Covid vigenti. Assenti i  restanti componenti della mitica squadra per impegni personali e tutti gli organi di Stampa. Tre anni fa in tale data, “i fratelli” del Pibe de Oro si cimentarono in una partita amichevole presso lo Stadio comunale San Mauro di Casoria, in ricordo della memorabile cavalcata del Napoli di Maradona sul podio della classifica mondiale. Toccando e sorvolando il cielo con un dito pur non essendo nella sede originale, ora denominata Stadio Maradona.

Una stagione del panorama del Calcio italiano tra il 1986 e il 1987  ricca di avvenimenti importanti, come l’addio dal calcio giocato di Michel Platini nella Juventus e le entrate di Silvio Berlusconi nel Milan che pose le basi di numerosi trionfi con una campagna di acquisti da capogiro e dell’ ex bianconero Giovanni Trapattoni, che ebbe il compito di riportare il tricolore nella squadra neroazzurra.

“Ho avuto il privilegio di lavorare con un “giovane uomo” che in splendida forma poco prima aveva vinto il campionato mondiale in Messico-ricorda Pietro Puzone, ex calciatore del Napoli- Da subito abbiamo avuto la percezione della sua marcia in più manifestata con 13 risultati utili consecutivi. Solo un capolavoro monumentale come la cattedrale di via Duomo, poteva fungere oggi da contenitore del ricordo di un grande “artista” del pallone. Mi avrebbe reso felice l’incontro col fratello Ugo e proprio in questa occasione-spiega- ma per motivi familiari ha dovuto declinare l’invito dei giorni scorsi. Molti gli scatti fotografici in chiesa tra noi e il nostro inseparabile “Padre” Corrado Ferlaino, che ha tanto amato la sua squadra e continua a farlo. Manca a tutti noi e soprattutto a me. Ero il suo punto debole, il suo compagno preferito di avventure. Me lo sussurava spesso nell’orecchio e in disparte. La nostra amicizia fraterna si estendeva anche al di fuori del campo di gioco. Resterà sempre nei miei ricordi e mi manca ancora tanto”.

In una cattedrale non gremita come la città partenopea e lo Stadio San Paolo in questo fatidico giorno, la Campania ha onorato all’ unisono e simbolicamente, il primo epico traguardo conquistato dal “Napoli di Maradona”.