e banche chiudono il conto corrente e un’impresa rischia il fallimento perche’ non puo’ incassare e usare assegni circolari. Succede nel Nolano dove la ditta, rivoltasi a un avvocato e a un notaio, ha deciso di sollevare una eccezione di legittimita’ costituzionale. A portare avanti la battaglia legale – che tocca anche il potere in capo alle banche di negare l’accesso a un conto corrente – sono l’avvocato Riccardo Guarino e il notaio Alessandro Zampaglione. Per loro con quella decisione le banche hanno violato gli articoli 3, 41 e 47 della Costituzione. Uno dei punti su cui si fonda il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Riccardo Guarino alla sezione civile del Tribunale di Nola contesta proprio la decisione unilaterale delle banche di chiudere un conto corrente.

I fatti

La vicenda ha inizio nel 2018 quando un socio di minoranza della ditta, un privato in possesso del 20% delle quote, subisce un provvedimento di sequestro preventivo. E si ripercuote anche sulla societa’ che detiene il restante 80%. Che finisce intrappolata in un vortice che potrebbe portarla al fallimento malgrado sia sana. “L’articolo 3 viene ‘calpestato’ – spiegano i legali – perche’ l’impossibilita’ di aprire un conto corrente crea ‘una disparita’ di trattamento con altri soggetti finanziari”. Dal momento che manca la possibilita’ ‘di tutelare il proprio risparmio. Oltre che di esercitare, liberamente, l’attivita’ di impresa’. La violazione dell’articolo 41 della Costituzione per il quale ‘l’iniziativa economica privata e’ libera’ si ravvisa. Perche’, si insiste nel ricorso, ‘la ‘non inclusione finanziaria’, dovuta a circostanze non dipendenti dalla volonta’ del soggetto. Impedisce all’imprenditore di svolgere la propria attivita’ di impresa, essendo costretto, dalla normativa vigente, a ricevere e ad eseguire tutti i pagamenti a mezzo di intermediari.

Le conclusioni

E’ ovvio che, qualora non ci possa avvalere di tali intermediari, ci si trova completamente esclusi dal circuito imprenditoriale, finanziario e sociale”. Infine, la vicenda calpesta anche l’articolo 47 della Costituzione. Cioè ‘La Repubblica incoraggia e tutela il risparmia in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito’, perche’ “non si vede come sia possibile che non venga tutelato il risparmio in denaro contante, che e’ la forma piu’ immediata di ricchezza”.