L’altarino dedicato alla memoria di Emanuele Sibillo era diventato una sorta di “totem” per il gruppo criminale dei Sibillo, legato al clan Contini. Quindi al cartello camorristico dell’Alleanza di Secondigliano, ed era totalmente funzionale alle attività del clan. In un caso, come testimoniato dalle indagini che oggi hanno portato all’esecuzione di 21 arresti di altrettanti affiliati al clan Sibillo, un commerciante vittima di estorsione fu trascinato davanti all’altare. Era realizzato all’interno di un palazzo in vico Santi Filippo e Giacomo soprannominato “il palazzo della buonanima”. Lì costretto poi a inginocchiarsi e a riconoscere il potere e la supremazia del gruppo.

Non si trattava quindi, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, solo di un luogo di commemorazione familiare. Ma di un luogo che serviva alle finalità del gruppo dei Sibillo. Partendo da questa considerazione, l’altarino è oggetto di un provvedimento di sequestro eseguito questa mattina dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli. Smontata la struttura a protezione degli oggetti contenuti, tendaggi, vetrate e fioriere. Oltre a un busto raffigurante il volto di Emanuele Sibillo, foto e luci.