Un ragazzo difficile, già in due occasioni sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, che assieme alla famiglia vive a Cervinara. E che alcune settimane fa era stato protagonista di un furibondo litigio con suo padre, operatore ecologico. Nel corso del quale non si era fatto scrupolo di mettergli le mani addosso promettendogli che l’avrebbe ucciso. Questo un breve ritratto di Giovanni Limata, 23 anni, reo confesso dell’omicidio del suocero Aldo Gioia. Il 53enne ucciso a coltellate ad Avellino mentre dormiva e con la complicità della figlia Elena di 18 anni. Dovevano morire anche la mamma e la sorellina perché quella storia d’amore era poco gradita ai familiari.

Inoltre, alcuni anni fa lo stesso Limata aveva minacciato di lanciarsi da un ponte dopo che una ragazza minorenne del suo paese aveva rifiutato le sue avances. La città è rimasta impietrita e sgomenta per la vicenda che ha colpito una famiglia stimata da tutti. Un caso che ricorda per alcuni versi quella di Novi Ligure. Nel febbraio del 2001 Erika De Nardo e Mauro “Omar” Favaro, fidanzati che allora avevano 16 e 17 anni, uccisero la madre e il fratellino di 11 anni di Erika. Risparmiando per puro caso solo il padre.