Al processo con rito abbreviato l’accusa ha chiesto condanne fino a 16 anni per i carabinieri della caserma Levante di Piacenza. I cinque furono arrestato lo scorso luglio per tortura, spaccio stupefacenti, estorsione e lesioni personali. La pena maggiore è stata chiesta per Giuseppe Montella, considerato ritenuto dai giudici il leader tra i cinque arrestati: 16 anni. I pm hanno chiesto inoltre 14 anni per Salvatore Cappellano, 13 anni per Giacomo Falanga, 7 anni per Daniele Spagnolo e 5 anni per Marco Orlando. Il procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella li ha definiti “traditori dello Stato”.

«C’è gente che indossa la divisa con onore e per questo leggere questi fatti é motivo di umiliazione e vergogna. Dedico il mio intervento a queste donne e a questi uomini valorosi», ha aggiunto il sostituto procuratore di Piacenza Matteo Centini durante il processo. Quest’estate la caserma è stata posta sotto sequestro, per la prima volta nel nostro Paese. L’inchiesta aveva fatto emergere presunti reati compiuti dal 2017.

Le intercettazioni

Intercettato, uno dei carabinieri coinvolti nell’inchiesta aveva detto: «Minchia adesso ti devo racconta quello che ho combinato…ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi! Che se va bene…ti butto dentro, nel senso a livello di guadagno». In «poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci siamo irraggiungibili, ok? A noi non ci deve cagare nessuno». «Però Davide i contatti ce li ha tutti lui, quelli grossi! Lui siccome è stato nella merda, e a Piacenza comunque conosce tutti gli spacciatori, abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori». E ancora in un’intercettazione si legge: «Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba… vendi questa qua, altrimenti non lavori! e «la roba gliela diamo noi! Poi lui… loro a su… a loro volta avranno i loro spacciatori… quindi è una catena che a noi arriveranno mai».

Poi, l’indagine è partita grazie alla segnalazione del maggiore Rocco Papaleo, comandante Compagnia carabinieri di Cremona, che per dieci anni è stato a capo del nucleo investigativo di Piacenza. «Io ritengo di aver fatto il mio dovere fino in fondo. Credo nell’Arma dei carabinieri, in cui presto servizio da 26 anni, e nella giustizia» disse nell’agosto scorso in Procura a Piacenza dove lo avevano ascoltato i pm e il procuratore Grazia Pradella.