«Sparo in fronte a tua sorella e a tua nipote». Si è sentito dire anche questo l’ ex negoziante napoletano, traferitosi a Varese. Vittima di una estorsione subita da persone ritenute dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli e dalla DDA legate alla camorra napoletana e vesuviana. I militari hanno notificato sei provvedimenti cautelari a cinque uomini e una donna, anche lei protagonista delle minacce. Tra gli indagati figurano anche Salvatore D’Amico, detto «ò pirata», ritenuto esponente dell’omonima famiglia malavitosa del quartiere San Giovanni a Teduccio (articolazione del clan Mazzarella) e Massimiliano Baldassarre, detto «ò serpente», ritenuto legato alla camorra vesuviana, precisamente di Sant’Anastasia, a sua volta legata al clan Rinaldi.

Il prestito

L’ex commerciante, nel 2017, a causa delle difficoltà finanziarie, si è visto costretto a chiedere un prestito. L’uomo si è rivolto a un ex cognato per ottenere 4.700 euro con la promessa di restituirne mille in più di interessi. Ma si tratta di soldi della camorra. Un errore grave che l’ha portato al cospetto dei due ras ciascuno dei quali direttamente e indirettamente hanno preteso la restituzione del denaro con cospicui interessi attraverso violenze e minacce di morte. Le misure cautelari riguardano anche Antonio Gallo, detto Marzio, 45 anni; Antonella Paudice, 43 anni, Luca Caputo, 43 anni e suo figlio Gaetano Caputo, 25 anni.