I vigili del fuoco estraggono il corpo di un giovane uomo rimasto ucciso in una delle case di Sarno travolte dalla valanga di fango il 7 maggio 1998

Risarcimenti alle vittime della frana, una raffica di ricorsi alla Suprema Corte di Cassazione. L’Avvocatura dello Stato preme per far pagare la parte maggiore degli indennizzi al Comune di Sarno e chiede l’annullamento delle sentenze della Corte di Appello di Salerno.

L’ Avvocatura generale dello Stato, ossia l’organo legale dello Repubblica italiana al quale sono assegnati la tutela e la rappresentanza dello Stato e delle pubbliche amministrazioni nelle controversie legali, non si arrenderà alle pronunce della magistratura sul caso dei risarcimenti ai parenti delle vittime dell’alluvione del 5 maggio 1998.
Difatti, nelle ultime settimane, sono state notificati all’Ente municipale di Palazzo San Francesco diversi ricorsi innanzi alla Corte di Cassazione sulla vicenda che trae origine dal tragico evento alluvionale di 23 anni fa che causò il decesso di 137 persone.
La pronuncia dominante è quella della Corte di Appello di Napoli del 2011, con la quale è stata riconosciuta la responsabilità civile, con condanna al pagamento in solido per l’ex sindaco di Sarno, Gerardo Basile, la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Interni e l’Ente municipale dell’Agro Nocerino.
In seguito a tale pronuncia, davanti al Tribunale di Salerno sono arrivati i ricorsi dei cittadini che chiedevano la quantificazione dei danni per la perdita dei propri congiunti durante i tragici eventi del1998. E i giudici hanno confermato più volte l’orientamento giurisprudenziale riguardante la suddivisione delle responsabilità tra il Comune di Sarno, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno e l’ex sindaco, pronunciando numerose ordinanze in tal senso e condannandoli in toto al risarcimento dei danni a favore dei ricorrenti.
Ma proprio le strutture centrali dello Stato italiano, ovvero la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno, non considerando tali pronunce adeguate, in quanto le responsabilità maggiori, secondo il loro parere, sarebbero da attribuire all’ex primo cittadino e all’Ente municipale di Sarno, hanno dapprima impugnato le pronunce alla Corte di Appello e poi hanno adito la Suprema Corte di Cassazione.
La Corte di Appello di Salerno, con diverse sentenze emesse nel 2020, ha rigettato la domanda di regresso avanzata nei confronti del Comune di Sarno, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero degli Interni. Gli organi dello Stato, pertanto, hanno considerato necessario proporre ricorso alla Corte di Cassazione per l’annullamento della pronunce della Corte salernitana che ha escluso la possibilità giuridica di introduzione di azione di regresso da parte delle Amministrazioni Statali nei confronti del Comune.
Uno di questi ricorsi riguarda il risarcimento ottenuto da un professionista di Episcopio la cui abitazione, la sera del 5 maggio 1998, fu travolta dal fango. Diciassette persone persero la vita, tra cui sua moglie e i tre figli volarono in cielo insieme ai nonni e agli zii. Adesso lo Stato vuole recuperare gli indennizzi dovuti ai familiari delle vittime direttamente dalle casse del Municipio di Sarno.