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Cerrato, le accuse sono di omicidio premeditato: “In 4 l’hanno bloccato, colpito e accoltellato”

Un omicidio premeditato, con una spedizione punitiva, culminato con l’accoltellamento del 61enne. Tre uomini lo tenevano fermo e il quarto sferrava il fendente mortale. E’ lo scenario ricostruito dalle indagini dei carabinieri, coordinate dalla procura di Torre Annunziata, retta da Nunzio Fragliasso, per la morte di Maurizio Cerrato. Il caso è del custode del parco archeologico di Pompei che era intervenuto in aiuto alla figlia 21enne, Maria Adriana. Il 19 aprile aveva parcheggiato la sua auto in via IV Novembre, nel cuore del centro oplontino, dove c’era una sedia a indicare che il posto era ‘occupato’. Aveva poi trovato poi una gomma dell’auto forata.

Il reato contestato, dunque, ai quattro fermati all’una e mezza di questa mattina nelle loro abitazioni (Giorgio Scaramella, 41 anni; Domenico Scaramella, 51 anni; Antonio Venditto, 26 anni; e Antonio Cirillo, 33 anni) e’ quello di omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

I fatti

Lo spazio in cui Maria Adriana aveva lasciato la sua macchina era arbitrariamente gestito dalla famiglia di uno degli arrestati. Al ritorno dal lavoro, la ragazza, avendo constatato che la ruota era sgonfia, aveva collocato la sedia sul tetto dell’auto di quella famiglia. Da questo era nata una prima aggressione, verbale e fisica, da parte di uno dei fermati. Aveva aggredito il padre della ragazza, arrivato per aiutare quest’ultima a sostituire la ruota, colpendolo violentemente al volto con il crick della macchina. Cerrato, a sua volta, nel tentativo di difendersi, aveva rotto gli occhiali del proprio aggressore. Ma si era anche offerto di ricomprarglieli. L’uomo invece si era allontanato per ritornare con gli altri tre fermati, tra quali un suo fratello e un altro suo familiare. Il gruppo aveva immediatamente aggredito e percosso violentemente e ripetutamente Cerrato.

maurziNel corso delle indagini “si sono dovute registrare, da un lato, l’assoluta mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti al fatto e che avevano assistito all’omicidio e, dall’altro, alcune condotte di inquinamento probatorio”, scrive la procura. I quattro infatti hanno nascosto l’arma del delitto, uno di loro si e’ creato un alibi fittizio, un altro ha tentato di lavare gli indumenti indossati, trovati poi nella lavatrice della sua abitazione poco dopo. Le telecamere di videosorveglianza della zona non funzionavano e non hanno aiuttao gli inquirenti, cosi’ come scarse sono state le testimonianze, al di la’ del tracconto della ragazza.

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