Nel mezzo di una procedura di esuberi non ancora conclusa per 350 lavoratori – 220 già fuori e 130 da ricollocare o licenziare – la multinazionale dell’elettronica Jabil – con stabilimento a Marcianise – annuncia, nel corso di un incontro con i sindacati, di voler portare la forza lavoro totale del sito casertano a 250 addetti a causa del ridotto carico di lavoro e commesse. Tradotto, vuol dire che anche per altri cento dipendenti che non erano finiti tra i 350 della procedura tuttora in corso, si aprirà una fase in cui andranno incontro a cassa integrazione. O a richieste di ricollocazione in altre aziende o di dimissioni magari incentivate.

I sindacati

Questo proposito Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm e Failms intervengono con una nota congiunta sul piano industriale per i prossimi tre anni presentato dalla multinazionale. Si tratta dello stabilimento di Marcianise, che prevede «un’ulteriore dissaturazione degli organici (100 addetti). Rispetto a quelli dichiarati prima della pandemia» (350 esuberi). I sindacati, che pure salutano positivamente la presentazione del piano industriale, che si attendeva da mesi, non accettano però la possibilità che si possa arrivare ad altri cento esuberi.

La nota

«Riteniamo necessario – scrivono in una nota congiunta – intensificare gli sforzi per ottenere la saturazione degli organici. Per poter dare sostenibilità reale all’iniziativa industriale e sicurezza ai lavoratori di Marcianise. Ribadiamo – proseguono – che la gestione delle insaturazioni debba partire dal presupposto che non si debbano ripetere atti unilaterali e forzature. Comprometterebbero così le relazioni industriali e rischierebbero di vanificare tutti gli sforzi.

Il confronto

Riteniamo sia necessario un confronto con tutti i livelli istituzionali (regionali e nazionali) per supportare e ampliare le produzioni per la green economy. Anche con i Recovery Fund e che svolgano un ruolo attivo e di garanzia, in un percorso condiviso. E che dia certezze occupazionali per tutti i lavoratori. Abbiamo chiesto all’azienda di fare tutti gli approfondimenti sulla normativa che il governo sta predisponendo per gli ammortizzatori sociali. Per poi riprogrammare un incontro che sia più dettagliato, anche sulla parte degli investimenti». Il 22 aprile si terrà un’assemblea dei lavoratori dove si decideranno le iniziative utili a coinvolgere i vari livelli istituzionali e le eventuali manifestazioni di protesta.

L’allarme

Il risvolto rappresenta una tegola per tanti dipendenti anche se non del tutto inattesa, visti gli allarmi lanciati dai sindacati nei mesi scorsi. Prima di avviare nel giugno 2019 questa procedura, la Jabil aveva 700 dipendenti. Si pensava che la fuoriuscita di 350 addetti potesse garantire un futuro agli altri 350 rimasti, ma non è così. I sindacati hanno sempre lamentato che la Jabil, multinazionale con 120 stabilimenti decina di migliaia di dipendenti in giro per il mondo, non avesse mai portato lavori importanti allo stabilimento di Marcianise.

Eppure negli anni scorsi la Jabil aveva acquisito un ramo d’azienda dalla Ericsson assorbendone centinaia di lavoratori dallo stabilimento di San Marco Evangelista. Tanto che a un certo punto la Jabil aveva quasi mille dipendenti. Poi sono iniziati gli esodi incentivati, la cassa integrazione generalizzata. Nel giugno 2019 l’iter per licenziare e provare a ricollocare 350 addetti, cui si aggiungono ora altri cento.