La relazione tra buona funzionalità celebrale ed attività fisica è stata oggetto di dibattito fin dall’età presocratica. Talete (624-546 A.C.) fu il primo ad osservare che esiste una correlazione tra mente e corpo. Gli è attribuito, infatti, il famoso aforisma “L’uomo felice è colui che possiede un corpo sano, una mente piena di risorse ed una natura docile”.

Anche Ippocrate, Platone e, successivamente, altri Maestri del pensiero scientifico e filosofico, si sono espressi in merito all’importanza dell’attività fisica come strumento per sviluppare la mente, fino a Giovenale, il poeta romano a cui si deve il celeberrimo motto “mens sana in corpore sano”: a tutt’oggi la miglior sintesi di come mente e corpo siano un binomio Perfetto tra Attività fisica e cervello

 

Benefici del movimento scindibile per il corretto funzionamento della “macchina-uomo”. L’idea di “wellness” come bilanciamento tra mente, corpo e spirito, nacque nella seconda metà del XX secolo, grazie anche all’impulso fornito da Joseph Pilates, atleta ed autore e, attualmente, una branca della moderna Medicina è impegnata nel districare la fitta rete di connessioni esistenti tra attività fisica e funzione cognitiva. La trama di questa rete si infittisce continuamente, grazie a studi che in questi anni stanno mettendo in evidenza i meccanismi molecolari innescati a livello cellulare dall’attività fisica.

∙ Benefici dell’attività fisica

Le recenti acquisizioni relative agli effetti favorevoli dell’attività motoria a livello cerebrale,
si sommano ad altri ben noti da tempo, soprattutto a livello cardiovascolare: resistenza all’allenamento, modifiche del profilo lipidico sierico, riduzione dell’indice di massa corporea, miglioramenti emodinamici e reologici del sangue.
Anche a livello immunologico una regolare attività fisica risulta vantaggiosa, comportando oscillazioni di alcune molecole prodotte dal sistema immune e da svariate altre tipologie cellulari: si tratta delle cosiddette citochine, proteine con azione paracrina ed endocrina ad effetto pro-infiammatorio oppure antinfiammatorio. In realtà, numerose evidenze dimostrano che tali molecole possiedono anche effetti metabolici, oltre a regolare l’infiammazione. Pertanto, di recente, le citochine prodotte soprattutto a livello muscolare, sono state denominate “miochine”, molecole di derivazione muscolare con svariati effetti fisiologici.

Uno studio su pazienti affetti da diabete di tipo I, fibrosi cistica e COPD ha mostrato un’elevata risposta immune in seguito ad una sola seduta di allenamento. Uno studio condotto su pazienti affetti da insufficienza cardiaca cronica e diabete di tipo II ha invece dimostrato che l’esercizio abituale comporta una riduzione dell’infiammazione cronica.

 

 

∙ I ppocampo

e attività motoria In una review di Aaron Kandola e Collaboratori, pubblicata nel 2013 su “Frontiers in Human Neuroscience”, era evidenziato come in soggetti anziani che svolgono attività fisica, si registri un aumento correlato del volume dell’ippocampo, in termini di neuroplasticità adattiva, finalizzata al miglioramento delle capacità cognitive, con importante riduzione di sintomi quali ansia e depressione.

L’ippocampo, formazione nervosa del lobo temporale, facente parte del “sistema limbico”, svolge un ruolo importante nell’apprendimento, nell’orientamento, nella memorizzazione e nella emotività, essendo anche sede di processi neuroplastici (“neurogenesi”: formazione di nuovi neuroni a partire da cellule indifferenziate multipotenti), per effetto del BDNF, (Brain-Derived Neurotrophic Factor: fattore neurotrofico cerebrale), un polipeptide presente nel cervello di tutti i mammiferi, appartenente al gruppo delle neurotrofine.
Che l’attività motoria abbia effetti favorevoli a livello ippocampale è quindi acquisizione di fondamentale importanza a supporto della raccomandazione di svolgere regolarmente esercizi fisici, in ogni età della vita ma con particolare riferimento alla terza età. Del resto, già nel 2010 Frank Pajonk e colleghi della University Lof California, di Los Angeles, avevano condotto uno studio su pazienti schizofrenici, trattati con intervento multidisciplinare che prevedeva anche sedute di attività fisica, osservando come aumentati livelli di attività motoria fossero correlati all’aumento del volume dell’ippocampo e ad un miglioramento della memoria spaziale. Anche diversi studi del gruppo di Stanley J. Colcombe, del Nathan S. Kline Institute for Psychiatric Research evidenziarono come, in soggetti sani, l’incremento dell’attività fisica sia correlato ad un incremento del volume ippocampale, del flusso sanguigno cerebrale, ad un miglioramento della memoria spaziale e ad una minore perdita di tessuto neuronale, considerata “fisiologica” con l’età, ma contrastabile con un adeguato “stile di vita”, che associ ad una alimentazione equilibrata programmi di attività fisica: dalla semplice e sana abitudine di quotidiane passeggiate fino ad esercizi effettuati sotto il controllo di esperti, efficaci nel tempo ma apprezzabili già nel breve periodo da parte del soggetto, in termini generali di miglioramento cinestetico e, quindi, della qualità di vita.