Estendere il monitoraggio epidemiologico sui dati tumorali alle popolazioni residenti in altre aree della terra dei fuochi. Mettere in atto gli interventi riportati nel rapporto della Procura di Napoli e realizzato dall’Istituto superiore della sanità. È quanto chiede la Conferenza episcopale dei vescovi campani, prendendo atto dello studio reso noto lo scorso febbraio. Qui si evidenziava un nesso causale tra la presenza di siti di rifiuti ed alcune malattie oncologiche.

La Cei

La Conferenza episcopale campana, presieduta dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, impegnato sin dal suo insediamento sul fronte ambientale, ha anche sottolineato che lo studio «è la conferma, da parte di indiscusse autorità, di quanto la popolazione ha percepito da tempo. Riconosciamo – hanno aggiunto i presuli – che si tratta di un atto ufficiale di notevole portata. Così tutti, anche la cosiddetta corrente negazionista dovrà confrontarsi».