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Omicidio della camorra vesuviana: arrestati i due killer del clan D’Alessandro I NOMI

I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli nei confronti di Gaetano Vitale (classe 1977), e Giovanni Savarese (classe 1973) –  quest’ultimo già detenuto anche per altri titoli custodiali – gravemente indiziati di essere gli esecutori, in concorso, di un efferato omicidio di camorra.

Le indagini

Le indagini, hanno permesso di stabilire che, il giorno stesso della scomparsa, attraverso uno stratagemma architettato da Pasquale Rapicano e Gaetano Vitale, la vittima era attirata nell’abitazione di Catello Rapicano. Il pretesto era di poter discutere più liberamente di affari criminali relativi al traffico di droga. Fatto ingresso nell’appartamento, Carolei era fatto accomodare al tavolo della cucina, ove in un attimo di distrazione era avvinghiato alle spalle da Rapicano. Bloccandolo nei movimenti, permetteva a Savarese di posizionargli al collo una corda. Tirata alle estremità rispettivamente da quest’ultimo e da Pasquale Rapicano, mentre Vitale gli bloccava le mani per impedirgli di potersene liberare.

L’occultamento

Una volta ucciso, il cadavere dell’uomo era imbustato e caricato a bordo di un autoveicolo, con il quale Vitale provvedeva a trasportarlo. Scortato sulla strada da Pasquale Rapicano a bordo di uno scooter, in un fondo della zona di via Schito. Lasciato nella disponibilità di Pasquale Vuolo, che provvedeva autonomamente a disfarsene senza più permetterne il ritrovamento.

Il minore

All’omicidio forniva un importante contributo anche Giovanni Battista Panariello, all’epoca minorenne, che con il ruolo di vedetta si posizionava nei pressi dell’abitazione di Catello Rapicano. Sorvegliando così la strada da eventuali situazioni di pericoli che potessero minare l’azione di morte.

L’omicidio di Carolei avveniva in esecuzione all’ordine emanato dai vertici del clan D’Alessandro, nei confronti di tutti coloro i quali, precedentemente affiliati al contrapposto gruppo Omobono – Scarpa, avevano partecipato all’omicidio di Giuseppe Verdoliva, autista e persona di estrema fiducia del defunto capoclan Michele D’Alessandro.

 

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