Il pittore Armando De Stefano, protagonista di primo piano in tutti gli avvenimenti artistici di Napoli nel secondo dopoguerra, è morto all’età di 94 anni nel capoluogo campano. Nato a Napoli il 27 novembre 1926, si diplomò all’Accademia di Belle Arti con il maestro Emilio Notte, per iniziare poi la carriera di docente al Liceo Artistico e quindi alla stessa Accademia (1950-1992), dove ha dipinto il soffitto dello studio del rettore.

La carriera

De Stefano iniziò la sua attività artistica nel 1947 dando vita con altri sei pittori napoletani al “Gruppo Sud”, espressione dell’adesione a una pittura realistico-sociale. Gli anni dal 1956 al ’61 lo videro impegnato in un’area che si richiamava all’Espressionismo materico e astratto. Nel ’62 De Stefano riscoprì il piacere del ritorno alla pittura d’immagini, con quanto di popolare e narrativo essa è capace di esprimere. Da allora sono nati i suoi grandi cicli, che dall’Inquisizione a Masaniello alla Rivoluzione napoletana del 1799, hanno impegnato a lungo De Stefano. De Stefano ha partecipato alla Biennale di Venezia dal 1950 al 1956 e nel 1961 è stato presente nel Padiglione Italia della stessa Biennale e alla Rassegna Internazionale di Madrid. È stato presente alla Quadriennale d’Arte di Roma nel 1951, nel 1955, nel 1960 e nel 1986. Alcune sue opere sono ospitate nella chiesa della Santissima Annunziata e nella chiesa di San Giovanni Evangelista (frazione Bonea) a Vico Equense, al Museo di Capodimonte a Napoli, al Museo di Chieti, al Museo in Palazzo d’Avalos a Vasto, a Giulianova, a Milano, a Firenze; alcune opere si trovano al Museo Puskin di Mosca, molte a New York nella collezione Ernst Kahn, alla Fondazione Marschall Field di Chicago e nella collezione del Museo di Durazzo in Albania. Tra le sue mostre napoletane più importanti quelle al Pan (Palazzo delle Arti) e al Madre (Museo di Arte Contemporanea).