La condanna per infanticidio è divenuta definitiva e la donna dopo il verdetto della Corte di Cassazione è andata in carcere. Si tratta di A.I., 47 anni, che sconta la pena, a distanza di molti anni dall’evento. Ha gettato la figlioletta appena nata in un canalone poco distante dall’abitazione in contrada Ripamorta, alla periferia della città. Lungo la strada che conduce a Pietrelcina. La donna era condannata in primo grado dalla Corte di Assise di Benevento (presidente Marilisa Rinaldi giudice a latere Rosario Baglioni) nel giugno del 2015 a una pena di 14 anni di reclusione per omicidio volontario a cui aveva fatto seguito un analogo verdetto presso la Corte d’Appello di Napoli nel luglio del 2019. Ora la conferma della Cassazione con l’unica variante della riduzione della pena di tre anni perché nel frattempo è scattato l’indulto. La donna è difesa dall’avvocato Grazia Sparandeo, che aveva anche chiesto una perizia psichiatrica per la sua assistita.

“Sono innocente”

La 47enne si è sempre detta innocente e ha formato, successivamente all’infanticidio che le è contestato, una famiglia essendosi sposata nel 2004. Oggi ha altri due figli. Sin dal processo di primo grado ha ribadito l’estraneità alle accuse contestategli. La vicenda ha avuto inizio nell’aprile del 2000 quando fu rinvenuto il corpo senza vita di una neonata, lungo un torrente alla periferia del capoluogo. L’autopsia, fatta dal medico legale Fernando Panarese, aveva accertato che la bambina era nata viva e che era morta a causa della frattura del cranio. Il corpicino era finito contro un scalino in cemento.

Il corpicino

Le indagini fatte all’epoca non portarono ad alcun risultato nonostante gli interrogatori di gran parte degli abitanti della contrada. Mesi di accertamenti ma nessuna traccia della donna che aveva partorito la bambina trovata morta. Nessuno nella contrada si era accorto della presenza di una donna in attesa di un figlio. Successivamente soltanto nel 2011, a una distanza di undici anni dal ritrovamento del corpicino, il sostituto procuratore della Repubblica Marcella Pizzillo, dopo alcune dichiarazioni rese da una parente della donna, poi imputata per l’infanticidio, decise di riaprire le indagini.