«Tu sì che eri un grande uomo, ti sei fatto la galera con dignità», «Una vita in carcere, ora spero che tu possa essere in pace». Non si sono fatti attendere i commenti dei concittadini di Raffaele Cutolo, alla notizia della morte del boss indiscusso della nuova camorra organizzata di Ottaviano, sua città natale, dove vivono ancora la moglie, la figlia, e altri parenti. Commenti che ricordano che il boss non si è mai pentito, e che cozzano con quello del sindaco Luca Capasso, che ha voluto ricordare i morti e le «ombre» calate su Ottaviano con la Nco.

Il cantante

Ma sono in troppi, non solo a Ottaviano, ad omaggiare il boss sanguinario in una realtà che sembra capovolta. C’è anche il neomelodico Gino Ferrante, così come fa notare il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli: “Ha dato lavoro”, scrive tra le altre cose. E poi tante gente comune che fa un monumento a quell’omertà del professore vesuviano mai collaborativo.

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«Davanti alla morte di qualsiasi soggetto – si legge tra i tanti commenti – seppur sbagliato o miserabile, io porto rispetto. Esiste Dio per giudicare». E ancora «esternare veleno di fronte alla morte…l’inferno aspetta anche voi». Qualche altro invita i cittadini a tenere per sè i commenti, che altrimenti saranno «cancellati», «per rispetto ai familiari», e chi invoca il silenzio: «Non si gioisce per la morte di nessuno – scrive una donna – ma neanche si può celebrarlo, il silenzio sarebbe la scelta più intelligente e sensata. Di sicuro con lui moriranno molti segreti di Stato»