La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’indagine sulla morte di un ragazzo di 30 anni di San Prisco, che si era presentato, accompagnato dalla sorella, in condizioni gravissime dopo un malore a casa all’ospedale Melorio di Santa Maria Capua Vetere, dove però è morto nonostante i medici avessero cercato di rianimarlo. Il presidio è stato da tempo trasformato in Covid Center e non ha un pronto soccorso.

La sorella

Sulla vicenda è intervenuta la sorella del giovane, che si è detta indignata «per la mancanza di umanità» riscontrata tra il personale sanitario, che, a detta della donna, sarebbe intervenuto per rianimare Giuseppe solo dopo «le mie urla di rabbia e disperazione, di esortazione, di sollecitazione; continuavano a ripetere siamo un centro Covid, e io ho detto loro – racconta – che erano dei medici e che non si smette mai di essere medici, indipendentemente dalla struttura nella quale si lavora, che non esiste solo questo ca… di Covid!”

Il racconto

“Dopo circa 15 minuti si sono degnati sprezzanti, urlandomi ‘se non la smette di gridare non faccio più niente. Ma si può avere risposta simile? Sottolineo che, nonostante fossi disperata, addolorata perché per me lui era come un figlio, ero lucida e sempre molto educata. Abbiamo fatto dei sacrifici enormi per questo ragazzo, sacrifici inimmaginabili. Sarà la magistratura a fare il proprio corso.