Home Attualità La Giornata della Vita. Un papà racconta la vittoria della figlia nata...

La Giornata della Vita. Un papà racconta la vittoria della figlia nata prematura

La Vittoria della vita

 “Anni fa ascoltai questo vangelo che ogni tanto mi è ritornato in mente nei momenti forti della vita. È lo stesso che Papa Francesco scelse la sera del 27 marzo 2020 nella piazza San Pietro vuota, piovigginosa e ricca di mistero per implorare misericordia a questa umanità afflitta dalla pandemia. Come lui, ho pregato davanti al quadro della Madonna e del crocifisso. Ero disperato ed in Gesù tramite l’intercessione della B.V Maria del SS Rosario di Pompei ho trovato forza e risposte.

Quel vangelo proclamato anni prima dal futuro vescovo di Avellino Mons. A. Aiello era proprio per me.”

 Papà Gennaro

 Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

 

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»

 

Raccontare questa storia scritta a quattro mani e con gli occhi della fede nella giornata che la Cei dedica alla Vita, ci è sembrato il momento scelto da Dio.

 

I miracoli esistono, hanno però bisogno di persone che facciano da tramite tra Dio e l’umanità, al resto ci pensano i Santi. “Con la Voce di Maria” ha ascoltato questo richiamo e non indurito il cuore, come recita il salmo, e oggi vi raccontiamo una storia di straordinaria grazia per rendere onore e gloria a Dio.

 

Dalla disperazione alla speranza

 

È la notte del 22 aprile 2020: siamo nell’ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore in provincia di Salerno (Italia), è già notte ed è già preghiera.

Giunge la “voce” dell’arrivo di una giovane mamma in coma per un’emorragia cerebellare, per la quale verrà sottoposta a trattamento chirurgico di svuotamento dell’ematoma attraverso una craniotomia suboccipitale.

 

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo, di poco.

 

Sono le due di quel pomeriggio quando Mariachiara, incinta alla 26esima settimana, chiama Nadia dicendole: <<Mamma, scendi, ho dolore alla testa>>. Di lì a poco sarà il buio totale. Viene effettuato il primo soccorso a Sorrento per una prima diagnosi, quindi dritti a Nocera Inf. dove sono presenti tutti i reparti che possono dare una speranza concreta di salvezza: la sala operatoria, la neurochirurgia, la ginecologia ed ostetricia e la rianimazione adulti e neonatale.

Non c’è tempo da perdere, dopo la prima tac, si parte disperati ed a sirene spiegate per un viaggio che diventa speranza durante la notte.

Ad un primo briefing tra i medici multidisciplinari, si paventa la sicura sofferenza cerebrale non escludendone la morte. C’è però da salvare anche la bambina che sarà l’unica figlia di papà Gennaro e l’unica nipote dei genitori di Mariachiara, a sua volta figlia unica.

Alle 21,30 circa la sala operatoria è finalmente pronta, il neurochirurgo è in servizio dalle 8 del mattino, ma non c’è tempo da perdere: si inizia!

 

Eravamo presenti anche noi della TIN, nel cuore della notte, con la divisa da infermieri e la corona del S. Rosario nella tasca, nell’improbabile evenienza della nascita della bambina, ma il Signore chiedeva altro, possibile? “Tu intanto prega” è la risposta.

 

Mariachiara viene affidata ai Santi Luigi e Zelia Martin, due sposi e santi francesi, genitori di ben nove figli, mentre la bimba in grembo a Santa Teresina del Gesù Bambino, l’ultima di casa Martin.

 

L’intervento è lungo e complesso, si teme il peggio, la stanchezza incombe come un macigno, ci vuole un’ulteriore prova di fede. “Vai nella stanza di fronte”, indica la stessa voce. Sul davanzale della finestra c’è una fotografia di Santa Teresa bambina: è a dir poco inusuale trovarla rispetto alle più acclamate figure della Madonna di Gesù o Padre Pio, ma è proprio lei ritratta da bambina. La luce non si è spenta, anzi prende vigore, insieme alle preghiere che si intensificano.

 

“Dottore, coraggio, continuate!”: c’è qualcuno che vuole operare con le sue mani.

 

 

Si arriva sul cervello: l’emorragia è fluttuante, si penserà ad una m.a.v. (malformazione artero-venosa), la paziente è inoltre scoagulata per una gravidanza già difficile in partenza.

L’emorragia non tende a fermarsi, niente da fare, tutto sembra vano. Passa più di mezz’ora senza nessun risultato risolutivo: stanchezza, sudore e un pizzico di sconforto rischiano di prendere il sopravvento.

Sono momenti concitati e siamo all’una di una notte che per tutti, credenti o meno, è comunque particolare.

 

Un’ultima prova chiede il Signore, la definitiva richiesta del “vuoi fidarti di me?”.

La richiesta è molto poco scientifica, ma quando a chiedere è l’Onnipotente e vista la situazione non si può non obbedire.

 

È notte fonda, tutt’intorno un silenzio quasi liturgico.

 

L’immaginetta della Santa di Lisieux viene posta sotto la gamba sinistra di Mariachiara: l’emorragia si ferma all’istante.

 

 

Sono le due di notte, ma sembra mezzogiorno, quando sul cranio di Mariachiara viene rimessa con delicatezza e chirurgica manualità il pezzo circolare della calotta cranica precedentemente rimossa. “E’ parte di lei”, dirà il primo neurochirurgo, bianco e della grandezza di un’ostia: viene riposto come Gesù nel tabernacolo: nella sala operatoria è come se fosse stata celebrata una messa con tanto di saluto finale e momento per poter togliersi i “vestiti liturgici da lavoro” con la pace nel cuore.

 

All’uscita dalla sala operatoria, con il cuore pieno di speranza, viene detto ai familiari che la fiducia nell’esito positivo dell’intervento ha preso il posto della disperazione.

 

Sono le 7,00 della stessa mattina quando si decide di non correre rischi per la bambina: bisogna farla nascere subito.

 

Vittoria, in onore della Madonna del Santissimo Rosario di Pompei, Regina delle Vittorie, nasce alle 7,45. Pesa appena 840 grammi, viene intubata e trasferita in Terapia Intensiva Neonatale dove rimarrà per ben 274 giorni, giusto il tempo di una seconda gravidanza, questa volta nella culla del cuore di medici, infermieri, ausiliari e chiunque passi per ammirare questo miracolo della vita.

 

 

Una degenza non facile, se si pensa ad un doppio pneumotorace a dx, lo stesso fianco della ferita da lancia di Gesù, ed un intervento cardiochirurgico per la chiusura del dotto di Botallo.

Ma la storia del cristiano, lo sappiamo e ne siamo certi, non può terminare sulla croce ma in un abbraccio.

 

Mamma Mariachiara saprà della figlia solo tre mesi dopo a Crotone, presso l’Istituto Sant’Anna, centro grandi risvegli.

La sua degenza, vissuta durante la pandemia e quindi lontana dagli affetti più cari, dura sette lunghi mesi.

 

 

 

 

Lasciarsi amare da Dio

 

Chiunque sarebbe andato in crisi, chiunque si sarebbe potuto perdere, ma non papà Gennaro che si aggrappa con tutte le forze alla Messa mattutina e alla preghiera serale del Santo Rosario, con noi del gruppo “Con la voce di Maria”, che recitiamo ogni sera dal 14 marzo 2020. Tanti nuovi amici aiutano a portare la croce pesantissima di un uomo, sposo dal 15/08/2015, che rischia seriamente la vita di moglie e figlia. Lui prende forza e coraggio come San Paolo, forte nella debolezza.

 

“Ti sono accanto, tu cammina e fidati di me”: sempre la stessa voce!

 

È la sua conversione, un grande segno, come il ritrovare la statua di Santa Teresa di Gesù Bambino nella chiesa sotto casa.

 

È un ulteriore conferma di un miracolo che sa di Vittoria.

 

A Crotone dissero che, anche a costo di pagare le spese come centro, Mariachiara non sarebbe tornata prima di un ulteriore mese di degenza lì con loro perché, in questo modo, sarebbe stata pronta per essere anche mamma.

 

Mariachiara ritorna a casa agli inizi di dicembre, il primo incontro delle mani tra la piccola e la mamma è da libro Cuore.

A metà gennaio l’ultima visita a Nocera Inf. questa volta con un porta enfant. Vittoria pesa circa 6kg, qualche problemino respiratorio supportato con l’ossigeno, terapia che andrà via con il calore della sua famiglia e le passeggiate estive nel paese do’ sole: infatti, come dice la famosissima canzone di Caruso, Vittoria, il 15 gennaio anniversario dell’apertura della Tin di Nocera Inf., “torna a Surriento” tra le braccia di mamma e papà.

 

 

 

La verità non va taciuta

 

Siamo stati testimoni di una storia incredibile: tutti gli “attori” di quella famosa notte hanno percepito di essere entrati in una storia più grande. I miracoli esistono, però bisogna ascoltare e soprattutto pregare … al resto ci pensa Dio.

 

Se anche questa è Sua voce, inizierà il tempo della testimonianza di una famiglia che è certa di essere nel cuore di Dio e di avere Dio nel cuore.

 

Il Signore ha fatto le cose secondo i propri piani, mai forzando la mano, sempre camminando a fianco. Questa è la storia di tante persone che hanno guardato le giornate con gli occhi di una mamma e di una bimba e con quelli di un papà che grida con forza “ho messo nelle mani di Gesù e della Madonna la mia famiglia senza mai pentirmi e sempre con il sorriso di chi ha il cuore pieno di fede. Mi sposerei 1000 altre volte con Mariachiara e 1000 altre volte guardiamo commossi la nostra Vittoria.” (papà Gennaro)

Exit mobile version