Tra le ville vesuviane di epoca romana piu note al mondo troviamo la Villa della Pisanella detta anche Villa del Tesoro di Boscoreale o Villa di Cecilio Giocondo. Migliaia di auto al giorno la sfiorano e nessuno sa che lì si trova questo sito Storico eccezionale.

LA STORIA

Questa Villa in epoca romana faceva parte del suburbio pompeiano detto Pagus Augustus Felix Suburbanus. Il primo ad individuare questa villa fu il Cav. Modestino Luigi Pulzella. Il 9 novembre del 1886, durante lo scavo per realizzare un muro di cinta gli operai intercettarono alcune mura. Con lavori più approfonditi entrarono in alcune stanze di una villa romana, ma dovettero sospendere i lavori perché la costruzione romana continuava nella proprietà dell’Avv. Angelo Andrea De Prisco. Dopo diversi anni fu proprio il figlio di Angelo Andrea Di Prisco, Vincenzo che continuò gli scavi dal 1894 fino al 1899. Dal volume Ercolano e Pompei del Conte Austriaco Egon Caesar Corti veniamo a conoscere la Storia del rinvenimento

Il Corti dice che il 10 settembre del 1984 Vincenzo De Prisco decise di intraprendere per conto suo gli scavi e misero in evidenza il complesso di una grande casa di campagna con stanze di soggiorno, bagni, deposito per l’olio, il vino e persino un locale per la pigiatura. In quel locale rimasto intatto per 1800 anni era rimasto tutto al suo posto. Suppellettili e mobili, vasche di bronzo ornate di mascheroni in forma di protomi leonine.

In un grosso cofano c’erano cinquanta chiavi e del vasellame d’argento, nella cucina lo scheletro del cane morto alla catena. Nella stalla le ossa di parecchi cavalli legati, di cui uno era riuscito a fuggire.

Nel cortile dei torchi vennero in luce i primi tre scheletri umani, tra cui quello di una donna, probabilmente la padrona di casa, che portava splendidi orecchini in oro e topazi.

LA SCOPERTA

Ma la scoperta più sensazionale si ebbe a Pasqua, il 13 aprile del 1895. Alla vigilia del giorno festivo, gli operai già avevano lasciato i lavori e sul posto erano rimasti solo alcuni uomini per ultimare lo sgombero di alcuni cunicoli che immettevano nella cella vinaria. Quando uno di essi, un certo Michele, spintosi in fondo allo stretto corridoio, ritornò dicendo che il locale era saturo di esalazioni velenose e non si poteva respirare. Naturalmente nessuno si volle esporre a quel pericolo e il sorvegliante diede ordine di sospendere per il momento il lavoro. Tutti se ne andarono, ma Michele appartandosi dagli altri, corse invece dal proprietario del fondo. «Signore gli disse, il cellaio del vino è completamente vuoto. Ma sul pavimento ho visto un morto in mezzo a dei meravigliosi vasi d’argento, bracciali, orecchini. anelli, una doppia catena d’ oro».

Il padrone gli ordinò di non aprire bocca e lo persuase a rimanere con lui quella notte. Appena cadute le tenebre, i due muniti di lanterne e di ceste, scesero nel sotterraneo e rimasero con il fiato mozzo, dinanzi ad una vera profusione, di oggetti preziosi, sparpagliati intorno ad uno scheletro disteso per terra, sulla faccia e sulle mani. Oltre a moltissimi vasi d’argento finemente lavorati, c’era un sacco di cuoio dall’iscrizione ancora visibile. All’interno conteneva la bellezza di mille nummi d’oro  che recavano l’effige di tutti gli imperatori susseguitasi da Ottaviano a Domiziano fino al 76 d.c. I due fortunati riempirono  le ceste e si affrettarono a trasportarle  in un luogo sicuro, ripromettendosi di venderlo ad un prezzo maggiore all’estero, in barba alle leggi italiane che vietavano l’esportazione di oggetti antichi.

LA RICOMPENSA

Michele fu ricompensato a dovere e dopo qualche tempo ricevette una seconda vistosa gratificazione come premio al suo silenzio. Ne fu cosi contento che andò in osteria  e sotto l’effetto del vino raccontò tutto per filo e per segno la bravata della scoperta , La notizia si sparse come un lampo nella zona ed arrivò alle orecchie delle autorità ,ma il tesoro aveva già oltrepassato la frontiera. I 117 pezzi di argenteria e il sacco con le preziose monete si trovavano a Parigi. Dapprima furono offerti al Museo del Louvre  per mezzo milione di franchi, non raggiunto l’accordo furono invece acquistati dal Barone Edmondo Rotschild che tenne alcuni pezzi per se e il resto li donò al Museo del Louvre.

LA PROPOSTA

L’Associazione Spartacus di Ottaviano propone: 1) visto che questo sito archeologico è conosciuto in tutto il mondo ed è sprovvisto di insegne e  di tabelle  propone  di mettere quando prima un tabellone provvisorio con la descrizione della <Storia > del sito e qualche foto d’epoca al momento del ritrovamento al confine tra la strada Settetermini e il terreno dove si trovano i resti della villa   per dare la possibilità al viaggiatore di fermarsi sul luogo dove fu ritrovato il tesoro  ed ammirare quel che resta . 2) Cambiare nome alla strada da Via Settetermini a via della Pisanella

PER IL FUTURO

Quasi tutte le associazioni culturali del territorio sono concordi nell’ acquisizione del terreno da parte dal Comune o altro Ente pubblico o meglio ancora una fondazione visto che dopo oltre un secolo è ancora proprietà privata e riprendere gli scavi per portare alla luce le mura, alte circa trenta centimetri sotto il piccolo strato di terra utilizzato dai contadini in passato per sfruttare quella piccola parte di fossato a noccioleto. Da ricordare che Il fondo fu venduto nel 1919 da Vincenzo De Prisco ad altri per uso agricolo.

*Biologo naturalista