La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 18 anni di carcere, per associazione camorristica e avvelenamento di acque, per l’imprenditore dei rifiuti Cipriano Chianese, ritenuto tra gli ideatori, per conto del clan dei Casalesi, del sistema delle ecomafie e dello smaltimento illecito dei rifiuti. Chianese (difeso dagli avvocati Giuseppe Stellato e Alfredo Gaito) riconosciuto responsabile del disastro ambientale della discarica Resit di Giugliano in Campania, un impianto nel quale fecero confluire con la regia della camorra rifiuti di provenienza lecita e illecita. Tutto in assenza di adeguate misure di controllo, determinando alla fine una situazione di gravissimo danno ambientale sul territorio.

Le altre condanne

La Suprema Corte ha confermato le condanne emesse in Appello anche per gli altri tre imputati. In particolare per Filomena Menale (4 anni de mezzo), moglie di Chianese, che rispondeva di un capo relativo al riciclaggio. Per il primo progettista della discarica Remo Alfani (10 anni), e soprattutto per Gaetano Cerci (15 anni di carcere). Altro imprenditore dei rifiuti, ritenuti uno dei più attivi nel settore delle ecomafie per conto dei Casalesi.