“La sua famiglia è distrutta, lui è figlio di gente perbene, non di delinquenti. La madre mi ha detto di voler subito chiedere scusa alla vittima di quelle violenze. È stato un episodio assolutamente deprecabile e intollerabile ma, per le modalità con le quali è stato portato a termine, più che a una rapina somiglia a un atto di bullismo, perpetrato dal branco nei confronti di un uomo che a 50 anni, per dare da mangiare alla sua famiglia, si è piegato a fare un lavoro da ragazzino.

A loro occhi deve essere sembrato un fallito e forse proprio per questo, complice il contesto e l’ignoranza, hanno deciso di ‘bullizzarlo’, rubandogli, infine, anche lo scooter. Quei ragazzi li conosce solo di vista ed ha ammesso le sue responsabilità ma ribadisco che si è fatto coinvolgere. Lui, e secondo me anche gli altri, non sono rapinatori. Sono le modalità dell’accaduto a dimostrarlo. E’ giusto che paghi ma spero almeno che gli consenta di continuare a studiare”-  è quanto dichiara l’avv. Carlo Ercolino, difensore legale di uno dei 16enni coinvolti nella rapina al rider Gianni Lanciano.

Il bullismo

“Le scuse così come il pentimento sono sempre bene accette ma devono essere sincere e questa dichiarazioni sono inaccettabili, prima afferma che la famiglia vuole chiedere scusa alla vittima e poi vuol trovare giustificazioni ad un atto deprecabile commesso dal 16enne e dai suoi complici, siamo basiti. Come si fa a sostenere che picchiare una persona di 50 anni che sta lavorando e privarlo dello scooter sia solo un atto di bullismo? E poi come è possibile che dei minorenni girino per la città a gruppi di 3 su singolo scooter, senza caschi, in piena notte, in zona rossa senza che i genitori si pongano il problema di dove siano e cosa facciano? Dicono che sono tutti bravi ragazzi? Eppure alcuni risultano essere figli di esponenti di clan di camorra.

Al di la delle giustificazioni, alquanto improbabili, questi ragazzi devono pagare il loro debito con la giustizia, noi chiediamo pene esemplari” – afferma il Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, le cui denunce e la pubblicazione del video dell’aggressione sono servite affinché i rapinatori fossero identificati e fermati in tempi brevi.