«Io non volevo fare le cose che mi chiedeva perché sapevo che non erano buone, ma non volevo contraddirlo e mi sentivo obbligato ad ubbidirgli. Mi ripeteva che se i carabinieri mi trovavano non dovevo fare il suo nome altrimenti mi avrebbe fatto sparare e buttare in un pozzo». Così il ragazzino 12enne spiega nell’interrogatorio reso ai carabinieri di Sorrento il 4 novembre le motivazioni che lo hanno spinto a incendiare con una molotov l’officina di un meccanico di Vico Equense nello scorso mese di ottobre.

Le minacce di morte

Ad armare la sua mano sarebbe stato un imprenditore edile già agli arresti domiciliari per un’altra vicenda, Michele Ferraro, 38 anni, padre della sua fidanzatina di 13 anni. Secondo le dichiarazioni del ragazzo – si sarebbe servito di alcuni tutorial tratti da You Tube per mostrare al ragazzo come maneggiare una molotov. Il giovane ha raccontato di aver rifiutato, invece, di compiere analogo attentato ai danni di un cantiere. Aveva paura che l’incendio potesse propagarsi a tutto lo stabile sovrastante. E di non aver mai ricevuto i soldi promessi per compiere il gesto, 150 euro. Ha ammesso inoltre di aver depositato lui in un altro cantiere una testa di maiale in decomposizione. Le dichiarazioni del ragazzino – affiancato durante l’interrogatorio da una psicoterapeuta – sono considerate attendibili dal Gip di Torre Annunziata, Antonello Anzalone, che ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per l’imprenditore.