Bullizzati, picchiati e umiliati ogni giorno tra i banchi di scuola da due coetanei. Si sono costituiti parte civile i genitori dei tre ragazzini vittime di una drammatica storia di bullismo. Storia di un intero anno scolastico all’interno dell’ultima classe di una scuola elementare del quartiere Torrione.

L’udienza

Ieri, davanti al gup del tribunale di Salerno Francesco Guerra, si è aperta l’udienza preliminare a carico dell’ex dirigente scolastica della scuola primaria, di quattro maestre e del padre di uno dei due bulli. Il gup ha inoltre ammesso l’istanza di citazione del Ministero dell’istruzione in qualità di responsabile civile. Ciò significa che, in caso di condanna, dovrà essere proprio il Ministero a risarcire il danno alle famiglie. L’udienza è stata poi aggiornata al prossimo aprile. Gli imputati potrebbero anche chiedere di definire la propria posizione attraverso un rito alternativo.

Condotte omissive

Maltrattamenti mediante condotte omissive è l’ipotesi di reato formulata a carico di dirigente e docenti. Accuse in base a quanto disciplinato dall’articolo 40 del codice penale secondo cui «non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». Lesioni personali aggravate è invece l’accusa che pende sul capo del padre del baby bullo. Non avrebbe impedito al figlio di compiere gli atti di violenza ai danni dei compagni di classe. Raccapriccianti i particolari emersi dal fascicolo investigativo e che ricostruiscono le angherie e i soprusi subiti dai tre ragazzini, in particolare il figlio di un poliziotto.

I fatti

I fatti, oggetto del procedimento, si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018. Tre minori di una quinta classe del plesso del quartiere Torrione, sarebbero divenuti vittime di due compagni. Gravissime le accuse contestate dal magistrato all’ex dirigente che, pur essendo stata informata degli atti di bullismo «ometteva – secondo la tesi della Procura – di adottare tutti i necessari provvedimenti, volti ad evitare che i maltrattamenti e le violenze si ripetessero». Le stesse accuse sono contestate alle maestre, alcune delle quali, ascoltate dal magistrato, avrebbero minimizzato gli episodi parlando di “vivacità” tipica dei bambini.